Francesca D’Amico
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Paolo dei lupi

By Lun 4 Ottobre 2021 No Comments

Liberamente ispirato alla vita di Paolo Barrasso, biologo e poeta 

In un tempo non molto lontano, nella natura selvaggia degli Appennini, di lupi ce n’erano rimasti pochi ed erano tanto affamati. Paolo, un giovane biologo, viene mandato tra quelle montagne per studiarli. Lo attendono notti all’addiaccio, sveglie all’ora dei gufi, attese e batticuori, ululati e sguardi selvatici. Dopo secoli di persecuzioni, i lupi hanno imparato l’arte del silenzio e per questo non è facile incontrarli. In paese c’è Simone, un bambino cresciuto con le storie del nonno sul lupo cattivo. Ma da quando Simone incontra Paolo non smette di pensare ai lupi e vuole conoscere la verità su di loro. La verità è nel bosco, dove la natura compie i suoi riti, dove si incontrano gli sguardi di due lupi, Fratello e Lama Bianca, dove nascono i cuccioli, nella tana sotto il grande faggio. Una minaccia si nasconde nel bosco, ha l’odore del tabacco, della caccia, di un mondo che impone il suo passo e nulla sa della natura selvaggia. Può l’Uomo restituire alla Natura quello che le è stato sottratto? Possono Umani e Lupi convivere pacificamente?
Un sogno nasce allora tra le poesie di quel biologo, nell’ululato di un bambino, con il ritorno dei Cervi e dei giovani lupi che si riprendono l’Appennino.
Lo spettacolo trae ispirazione dalla vita avventurosa del biologo e poeta Paolo Barrasso (Sulmona 1949 – M.Morrone 1991) che fu tra i primi a credere e ad agire, negli anni ’70, nel primo progetto per la salvaguardia del Lupo Appenninico in Italia: l’“Operazione San Francesco”, promossa dal WWF. Nello spettacolo emergono anche le difficoltà e i conflitti con i cacciatori e con gli “scettici”.

Conflitti tutt’oggi non ancora superati nel nostro Paese, in termini di tutela ambientale e di convivenza con la fauna selvatica. Lo spettacolo intende sfatare miti e false convinzioni sulla figura del Lupo, per favorire la conoscenza di uno degli animali simbolo delle nostre montagne e raccontare come l’uomo possa intervenire in maniera costruttiva sui delicati equilibri dell’ecosistema.
Paolo Barrasso era anche un poeta, il suo amore per la natura lo aveva portato a volerla raccontare per farne conoscere le meraviglie e i segreti. Al rigore dello scienziato univa le qualità dal sognatore, dedicando tutta la sua vita alla montagne, per ripristinare gli equilibri turbati dall’uomo attraverso progetti di grande importanza che resero possibile il ritorno dei lupi sull’Appennino e la ricostruzione della sua catena alimentare con la reintroduzione di cervi e caprioli (che l’attività venatoria incontrollata aveva sterminato), la reintroduzione della lontra, la creazione di una banca genetica del lupo e la ricerca per la vaccinazione delle volpi affette dalla rabbia silvestre. Paolo Barrasso diede vita, negli anni ‘80, al primo museo archeologico e naturalistico in Abruzzo, oggi a lui intitolato, a Caramanico Terme. Lavorò instancabilmente per vedere la Majella, la montagna che aveva tanto amato, finalmente protetta. Perse la vita, poco prima di vedere il suo sogno realizzato, in un tragico incidente sul Monte Morrone, mentre era sulle tracce degli orsi. Ma dove Paolo è passato, è tornata la vita…

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