Spellbound Contemporary Ballet
Programma

SPELLBOUND 25

By Mar 12 Ottobre 2021 Ottobre 14th, 2021 No Comments

“Spellbound 25” è il progetto produttivo che celebra il venticinquesimo anniversario di Spellbound Contemporary Ballet:   una produzione Spellbound realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo e Regione Lazio/Dipartimento Cultura, Politiche Giovanili e Lazio creativo in collaborazione con  Ambasciata di Spagna a Roma e coproduzione con il MilanoOltre e la tedesca Cult!ur Partner.
Venticinque anni densi di progetti, produzioni e soprattutto tour internazionali hanno rafforzato  la  posizione della Compagnia sulla scena europea e non solo, aprendo nel tempo numerose collaborazioni anche con artisti di provenienza differente. Da qui, nell’anno del 25esimo compleanno la scelta produttiva di abbracciare una progettualità su larga scala costruendo un programma a tre autori che ponga  l’accento su un più ampio futuro progettuale.
Tre autori diversi Mauro Astolfi, Marco Goecke e Marcos Morau, ma accomunati da una danza densa e precisa, riconoscibile e spesso straordinaria, firmano le quattro  creazioni che compongono questo programma:  due progetti corali, l’onirico Marte di Morau e  l’immaginifico Wonder Bazaar di Astolfi costruiti sull’interno organico di nove performer, e due progetto a solo, l’acclamato  Äffi di Goecke affidato alla tecnica di Mario Laterza e il nuovo Unknown Woman di Astolfi dedicato ad una straordinaria interprete, Maria Cossu, che nell’anno del venticinquennale festeggia venti stagioni con Spellbound.

Per Maria,
Unknown Woman è un racconto serio ed immaginario allo stesso tempo, è un raccoglitore di memorie e di pensieri di quello che è accaduto con un’artista importante in 20 anni di collaborazione e di condivisione. Io e lei abituati in questi 20 anni a raccontarci alcune cose segrete attraverso dei movimenti, dei portatori sani di verità, una rubrica disordinata dove ho dovuto leggere e rileggere appunti per capire la donna e l’artista.
Forse ci siamo capiti solo in una sala prove e sul palcoscenico di un teatro, ma come si fa a capire un’artista? inseguirla è stato possibile solo con gli occhi e con il cuore, ogni altro modo ti confonde ancora di più e ogni volta devi quasi ricominciare dall’inizio, come ci ripresentassimo e ci chiedessimo per la prima volta il nome.
Non so dove finisce l’immaginazione e quanto invece ho imparato da lei in questi 20 anni.
Da sconosciuti siamo ancora in sala, ci osserviamo, ci regaliamo e ci rubiamo cose, ma ci conosciamo bene e per questo camminiamo ancora insieme. (Mauro Astolfi)

Wonder bazaar è un avamposto di una umanità servoassistita da una tecnologia desueta, un emporio a buon mercato dove cercare di riparare i danni di una vita che non si riesce a capire e a controllare. Ognuno accartocciato su sé stesso, dove i rapporti umani ormai ridotti al minimo lasciano spazio ad una fiducia cieca e priva di senso nei confronti di una macchina che, anche se spenta e non funzionante, dà sicurezza. Ma tra i macchinari e gli scaffali c’è chi trova un rimedio per gli afflitti da angoscia esistenziale e lavora ad un progetto misterioso, forse un azzardo, ma per tentare di ribaltare l’alienante mondo contemporaneo. Un sistema ormai perfetto di produttività meccanica, scaffali pieni di testimonianze di felicità mai raggiunte. Wonder Bazaar è uno studio ibrido tra passato e futuro dove smettere di girare in tondo in una fitta matrice di abitudini, dove si verifica l’incapacità di condividere emozioni reali con gli altri. La meraviglia di questo bazaar è che proprio in questo cimitero di macchinari non più funzionanti o semi funzionanti si ritrova un senso di fede non più verso qualcosa o qualcuno all’esterno di noi: proprio qui paradossalmente si risolvono teoremi importanti sul senso della vita al di fuori della connessione con le macchine e ci si ricorda che le macchine sono state costruite da noi. (Mauro Astolfi)

Äffi, una delle creazioni di maggior successo internazionale di Marco Goecke, è stata inserita nel repertorio dello Scapino Ballet di Rotterdam nel 2006, ed è stata eseguita da Tadayoshi Kokeguchi nel 2006 a Istanbul e nel 2008 a New York. Spellbound Contemporary Ballet è la sola compagnia di produzione italiana ad avere in repertorio questa creazione. Basata sulla grammatica della tecnica classica ma fortemente contaminato dalle espressioni del tanztheater tedesco: «Il motore del mio lavoro è l’angoscia, che può diventare una fonte di speranza. Rendere l’angoscia visibile e palpabile per trasformarla in bellezza» dice Goecke nel documentario rivelatorio A fleur de peau, realizzato da Manon Lichtveld e Bas Westerhof.

Marte oltre al Dio della guerra, lo è della passione, della sessualità, della perfezione e della bellezza e dà il titolo al nuovo lavoro di Marcos Morau per Spellbound Contemporary Ballet.
Marte rappresenta quel pianeta vuoto e ostile che attende di essere colonizzato da un gruppo di giovani, in una sorta di celebrazione nell’Europa del XXI secolo, con tutta la forza della gioventù e del desiderio. Un luogo dove nessuno vuole essere lasciato indietro e il futuro è visto come un labirinto confuso, pieno di rassegnazioni, delusioni e nuovi conflitti, e dove l’unica guerra che si combatte è quella che li mette di fronte a un mondo che avanza troppo velocemente.

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