Iaia Forte
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ENEA E DIDONE

By Lun 17 Ottobre 2022 No Comments

“C’è un paese che i Greci chiamano Esperia, una terra antica e feconda…” Eneide, canto IV

Iaia Forte e Maurizio Stammati da tempo lavorano alla rilettura dei classici. Un accurato lavoro drammaturgico tra i canti II, IV e VI dell’Eneide ci fa rivivere, tra musica e parole, la vicenda in cui si canta la delicatezza dell’amore tra Enea e Didone, che è presentata come un flashback: comincia infatti dal momento in cui Enea, nell’Ade, incontra la sua amata Didone ormai morta.
Da questo evento scaturisce il ricordo della loro storia, ossia dell’incontro mancato tra Didone, la pulcherrima donna bionda, fondatrice di una città che i greci hanno odiato e combattuto e i romani cancellata infine dalla faccia della terra, ed Enea, profugo, migrante su una nave, eroe della pietas, in nome della quale le sofferenze dei singoli sono trascurate in quanto passaggi obbligati verso il compimento della volontà divina.
Enea e Didone utilizzano una lingua alta e poetica, di grande forza evocativa, che la rilettura drammatizzata e accompagnata dalle musiche intende far rivivere, rendendo la parola protagonista. E’ una lingua che, pur venendo dal passato, appartiene ancora profondamente a quel paese che “I Greci chiamano Esperia, che gli eroi Enotri abitarono e che i suoi discendenti hanno chiamata Italia”, terra della bellezza e del mito.

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