
Nel 2156 il mondo è al collasso, devastato dai cambiamenti climatici e dall’indifferenza umana. I ricchi vivono sott’acqua, i terrestri sopravvivono in superficie tra macerie e inquinamento. Un attore entra in scena per annunciare che lo spettacolo è stato annullato: non ha più senso recitare alla fine del mondo. Eppure resta. Tra ironia, rabbia e poesia racconta la fine della sua compagnia e di un’umanità che ha scelto il profitto invece della sopravvivenza. Un monologo distopico in cui il teatro diventa l’ultimo gesto di resistenza.
