
“Emma, Emma… tu martire dell’attesa!”
In un’atmosfera sospesa e surreale, Emma B. consuma la sua esistenza nel labirinto di un’ossessione che sfida il tempo. Al centro del suo delirio non c’è il passato, ma un’attesa febbrile per il figlio, l’unico “vero” capace di colmare il vuoto della sua anima. La regia di Fausto Cassi scarnifica la scena, lasciando che il desiderio morboso emerga dal buio attraverso la potenza del corpo e della voce. In questo spazio di silenzio, la recitazione rivela una donna che confonde l’affetto materno con una passione divorante. Emma abita la sua solitudine con regale follia, trasformando l’attesa in un rito di carne e memoria. Ma l’oggetto del suo desiderio non varcherà mai quella soglia. Resta solo il peso di un’assenza definitiva: la delusione di un amore che si scopre, infine, solo un atroce monologo nel vuoto.
