
TRAFFICO è un monologo intenso che racconta la vita di Alex, un giovane prostituto ai margini della città, intrappolato in una rete di desiderio, violenza e criminalità. La sua moto sportiva, simbolo del sogno di libertà, rappresenta un’ambizione inafferrabile, l’illusione di poter fuggire da una realtà difficile e dolorosa. Il legame ambiguo con un cliente misterioso, chiamato “il francese”, trascina Alex in una spirale di incontri erotici e violenti, dove il desiderio si mescola al pericolo e l’ingenuità alla disperazione. Una storia che esplora i confini della marginalità e il bisogno, spesso ingenuo, di riscatto. L’allestimento di TRAFFICO si concentra su una rappresentazione essenziale, capace di evocare il mondo interiore del protagonista senza cedere al naturalismo. La moto, elemento chiave dell’immaginario di Alex, non è ricreata in modo realistico, ma frammentata in simboli scenici che suggeriscono un desiderio mai realizzato. La regia mette in risalto la dimensione emotiva, lasciando che siano le parole e i gesti a costruire l’ambiente attorno al protagonista. In questo modo, TRAFFICO diventa un viaggio sospeso tra realtà e illusione, un incontro diretto con le fragilità e le ambizioni umane, dove ogni scena è un frammento dell’identità di Alex, tra sogno e cruda verità.
