
La storia racconta l’irresistibile ascesa di un attore, Hendrik Hoefgen, che nella Germania del periodo nazista accetta di compromettersi con il regime, pur partendo da posizioni ideologiche opposte, per soddisfare il proprio ego artistico, o per semplice ambizione, forse. Anche se a ben pensarci è tutt’altro che corretto dire “accetta di compromettersi”: il suo, infatti, sembra essere un più umano, terribile e inconsapevole scivolare tra le braccia dell’orrore, un orrore che ha le fattezze del nazismo. La parabola di Hoefgen infatti non sembra essere quella dell’arrivista che progetta passo dopo passo il proprio successo, ma quella di un uomo debole, che non riesce a pronunciare il “preferire di no” di melvilliana memoria, che non riesce a fermarsi quell’istante prima di oltrepassare la soglia della decenza.
