
“Divagazioni e Delizie” è un testo teatrale di John Gay, formato totalmente da scritti di Oscar Wilde: brevi racconti, commedie, saggi, lettere o semplicemente aforismi. La bravura dell’autore è stata quella di inventare il presupposto per cui Wilde, nell’ultimo anno della sua vita (1899), uscito dal carcere ed esule in Francia, stanco, grasso, malato e completamente in bancarotta, per cercare di tirare avanti, affitti piccole sale teatrali per dar spettacolo di sé, presentandosi al pubblico parigino come il “mostro, lo scandalo vivente”. Una sorta di conferenza autobiografica, a tratti interrotta da piccoli colpi di scena, happenigs e contrasti con i due macchinisti del teatro. Seppur velata da una costante malinconia e da un sarcasmo feroce, la prima parte del testo scivola via fra vecchi ricordi, aneddoti e racconti spesso molto divertenti. La seconda parte, invece, attinge a piene mani dal quel doloroso e terribile atto d’accusa che è il “De Profundis”. Il fatale amore per Lord Alfred Douglas, il processo, il carcere, gli ultimi anni esule tra la Francia e Napoli, la malattia e il presagio della morte ormai imminente.
