
“Amàru”, parola siciliana che significa “amaro”, cattura la dolce malinconia del passato che ritorna, in bilico tra gioia e struggimento. In una stanza afosa d’estate, gli adulti ritrovano frammenti della propria infanzia: un bambino che indossa i vestiti della madre, un viaggio fraterno fatto di conflitti, amore e desiderio di essere l’uno e l’altro, giochi che trasformano il quotidiano in fantasia. Le musiche, una miscela di tradizione mediterranea e composizioni contemporanee, guidano i corpi in una danza che intreccia il reale e il sognato, l’antico e il presente. I ricordi emergono come echi di canti popolari dimenticati, intrecciati con gesti che rievocano memorie tangibili: il mare, la casa, la pelle. “Amàru” è un viaggio fisico ed emotivo che celebra la fragilità del tempo e la potenza dei legami, trasformando la memoria in movimento e la nostalgia in gesto.
