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Anna
Mazzamauro
DIARIO
DI UN PAZZO
… che
amava Shakespeare
da Gogol
di Anna
Mazzamauro
regia
Livio Galassi
Non bisognerebbe guardarli, i poeti, con le loro facce
sghembe, oblique. Dobbiamo amarli i poeti e per sempre non smetteranno
mai di stupirci:la venustà delle loro parole, la leggiadria del
pensiero, l’assoluta verità della vita danno levigatezza, proporzione e
armonia alla rugosità del tempo, all’increspatura della loro follia. E
Gogol è bellissimo. Per la semplicità dell’invenzione, per il carattere
popolare che a volte regala l’animazione comica, che è sempre vittoriosa
sul profondo sentimento di tristezza e sconforto. Un boato nella mia
testa soltanto all’idea di adattare un gigante come Gogol, ad un ciclope
come il teatro.E quello che per prima cosa mi ha fatto osare, è stata la
scoperta del titolo che Gogol aveva destinato al suo racconto
inizialmente, “il diario di un musicista pazzo”. E in questo titolo, ho
trovato il germe del teatro, la causa, la cagione, prima di questa mia
pazza tentazione. Le decisioni importanti in fondo sono un gioco, una
sfida, dopo una provocazione. Ma il gioco non è una burla, è innocente
congegno che soltanto la semplicità riesce a segnalare e a far scattare.
Allora, ci siamo detti, se nella storia sostituiamo con molta semplicità
al piccolo impiegato, un piccolo attore, scambiando il mondo
impiegatizio con il mondo del teatro, potremo osservare le stesse
ambizioni, le stesse frustrazioni, la stessa esaltante condizione di chi
“aspetta”e generosamente si regala l’attesa del proprio avvenire. E,
intanto, ama Shakespeare, non lo recita, ma lo parla, se ne nutre come
di un linguaggio necessario e universale. Salvate i bambini, possono
uscire di senno se quando imparano a parlare nessuno gli risponde!
ANNA
MAZZAMAURO |