MOZART – Il sogno di un clown

 

scritto e interpretato da Giuseppe Cederna
pianoforte M° Sandro D’Onofrio
regia Ruggero Cara, Elisabeth Boeke

scene Francesca Sforza
costumi Alexandra Toesca
luci Paolo Latini
produzione Art Up Art e Teatro Franco Parenti

“E’ impossibile comprendere una figura del passato e tantomeno un genio se non si sia mai fatto il tentativo di comprendere se stessi. Il genio, al contrario dello pseudo genio, non si vede come centro del dolore del mondo. Egli brucia e non cerca di impedirselo, semplicemente lo ignora, non si vede in relazione con il mondo. Anzi, non si vede assolutamente. Mozart era un mistero anche per se stesso.”
Sono queste le poche, sibilline parole che Wolfgang Hildesheimer, forse il più grande biografo di Mozart, rivolge a due giovani artisti venuti a chieder consiglio: un attore in procinto di affrontare “Amadeus”, il testo teatrale di Peter Shaffer da cui fu tratto l’omonimo film di Milos Forman, e un pianista alla vigilia di un grande concerto.
“Mozart è inafferrabile.” Il vecchio Wolfgang li accompagna ai piedi delle montagne e, con una tenerezza quasi paterna, li abbandona al bosco in cui si lascia e si lascia ai figli. Unico aiuto il suo libro con le sue tracce misteriose.
Immaginate la sorpresa dei nostri eroi nello scoprire che sarà proprio lui, Mozart in carne ed ossa, a prendere in mano quel libro per cercare di capire se stesso e risolvere quel mistero irrisolvibile che porta il suo nome. Un viaggio impervio ed esilarante tra la vita del genio e il miracolo della sua musica. Un viaggio che contiene anche la possibilità del fallimento ma che è in ogni caso un successo intraprendere.
Ecco quindi l’enfant prodige perennemente in tournée per le strade dissestate d’Europa; ecco i tic, le acrobazie e il talento per la comicità fecale tramandatagli dalla mamma; ecco il virtuoso, l’impareggiabile buffone, il Flauto Magico e il Don Giovanni; le umiliazioni, i successi, gli amori e i dolori che hanno segnato la fulminante esistenza “di uno spirito indicibilmente grande, regalo immeritato per l’umanità nel quale la natura ha prodotto un eccezionale, forse irripetibile, ad ogni modo mai più ripetuto, capolavoro.

«Dopo quasi trent’anni Wolfgang Amadè è tornato a trovarmi. – commenta Giuseppe Cederna – Mi ha chiesto di aiutarlo a ritrovare sé stesso. Di provarci almeno. Di raccontare la mia e la sua storia. Di tornare, per amore suo, a fare il clown come una volta. Ed eccomi qui.»