MEDANIENE GIOVANI - ad oriente di Roma

Album del Medaniene
(diario di bordo redatto da Gloria Sapio e Maurizio Repetto)


Primi Incontri:

venerdì 15 dicembre
Siamo partiti per Roviano. È il nostro primo incontro e siamo abbastanza euforici. Il bagagliaio della macchina è pieno di bottiglie e di idee: i ferri del mestiere. Non sappiamo ancora se la nostra formula convivial teatrale avrà un impatto felice: sarà ben accetta? Staremo a vedere. Il luogo dell incontro, un vecchio frantoio trasformato in biblioteca, ci infonde coraggio. Entriamo, l atmosfera è cordiale, la bibliotecaria ci aiuta subito a sistemare gli spazi. In un attimo il buffet è pronto e anche la “ s c e n a ” . Gli ospiti arrivano alla spicciolata, prima fra tutti Laura, assessore alla cultura di Roviano, che ci saluta con calore e simpatia. Poi gli altri, un gruppo eterogeneo: anziani , fa m i g l i e con bambini e giova n i . Ci presentiamo e li invitiamo a bere qualcosa con noi. All'inizio sono riservati e un po timidi. Qualcuno accetta un bicchiere di aranciata, vino proprio no, c o n difficoltà un biscotto. Gloria rompe il ghiaccio e inizia a illustrare il progetto. Quando il discorso vira con leggerezza sulla tematica del teatro come racconto esemplificato nella narrazione colorita da osteria, l atmosfera si scioglie. Spuntano i primi sorrisi, soprattutto gli anziani sembrano ben disposti a raccontare, qualcuno comincia a farlo subito. Il contatto è stabilito. Proponiamo qualcosa di nostro: la rivisitazione di una novella dell'ottocento che abbiamo scelto per far meglio comprendere come si possa rendere teatrale una narrazione. Il lavoro li diverte, commentano e giocano con noi. Al termine dell'esibizione si fermano. Adesso accettano il vino. Si chiacchiera, parte il flusso dei ricordi e siamo inondati con gioia da un fiume in piena.
C è la signora Giovanna che fa rivivere gli aneddoti legati alle riprese del film “Il Segreto di Santa Vittoria ” con Anthony Quinn, ribattezzato in loco Antonio e Quinto . C'è Amerigo, idraulico dei vips, che ci parla dei rubinetti d oro installati in casa della famiglia Pacelli quando in paese non c era ancora l acqua corrente. Ci fermeremmo ma la notte ava n z a . Ci salutiamo con la promessa di rivederci presto.
sabato 16 dicembre
Oggi siamo a Vallinfreda. Forti dell’esperienza del giorno precedente, pensiamo di dover accogliere gli ospiti, invece… coup de théâtre: sono loro che accolgono noi. Prima di tutti il vicesindaco, Alberto, che con un cordiale sorriso ci accompagna nell’Aula Consiliare già gremita di persone, in prevalenza anziani, nelle retrovie anche dei giovani. Arriva l’assessore Saccucci, simpatico e cordiale, poi Giovanna, detta confidenzialmente Giò, che ci aiuta a montare i leggii della “scena”. Manca solo il sindaco, il professor Piero, ma arriva quasi subito e ci presenta. Gloria nuovamente introduce il progetto e cominciamo senz’altro. Il racconto li aggancia fino a farli cantare con noi. Siamo reciprocamente entusiasti. Ci intratteniamo a lungo: parliamo col parroco che ci ringrazia per averlo aiutato a rivivere la sua infanzia in Toscana e i racconti di notte attorno al fuoco; un signore ci confida di aver trascritto le sue memorie di prigioniero di guerra e ci promette di consegnarcele, Luciano, il presidente dell’Associazione Anziani, ci assicura la piena disponibilità per la raccolta di adesioni. Facciamo un ultimo brindisi con lo champagne offerto con eleganza dal sindaco e ci congediamo. L ultima signora che ci stringe la mano dice di chiamarsi Provvidenza. Ci sembra un buon segno. Ripartiamo con un passeggero in più: abbiamo raccolto nella piazza del paese un cucciolo. Si chiama Nino e sarà adottato da Davide del Teatro Belli di Roma. La Provvidenza ha colpito, speriamo che continui.
domenica 17 dicembre
Siamo a Vi varo Romano. È domenica e la piazza del paese è deserta . Siamo un po preoccupati. Il Centro Anziani è più raccolto dei posti finora praticati ma comunque accogliente. Gaetano, il sindaco, e Beatrice, la giovane e intraprendente assessore alla cultura , ci spiegano che oggi ci sono le partite e anche un matrimonio importante che ha coinvolto tutto il paese. Bisogna aspettare. L attesa è premiata. In poco tempo la saletta è gremita e possiamo iniziare. Ormai la formula è collaudata e dopo lo spettacolo ci intratteniamo come al solito a chiacchierare e a gustare il rinfresco offerto gentilmente dall Amministrazione. Siamo soprattutto entusiasti di alcuni dolci tipici: miele e noci racchiusi in due foglie di alloro, anche questa è una scoperta: incominciamo a conoscere la Valle dell'Aniene. Ci congediamo con la promessa di nuovi racconti e nuove ricette. N i n o, che è ancora con noi, fa il giro della piazza del paese, alcuni anziani commentano le sue origini: potrebbe essere incrociato con un lupo. Ma un lupo lupo. Rabbrividiamo, ma questa è un altra storia.
martedì 19 dicembre
È la volta di Riofreddo. Siamo in un luogo pieno di storia, forse di fantasmi e quindi di racconti: il Museo Civico delle Culture Villa Garibaldi, bello e suggestivo. Ci fa strada il nostro anfitrione, l’assessore alla cultura Gabriele. Prepariamo il buffet e aspettiamo. Anche questa volta siamo sorpresi: nonostante il freddo e la strada impervia, delle persone fanno capolino. Dapprima una coppia anziana, si siede e chiacchiera con noi. Poi Peppino, il presidente del Centro Anziani, Carmine, il vicepresidente, e una serie di personaggi tra cui spiccano le gemelle Elvira e Maria, 83 anni e vitalità da vendere. Si fanno fotografare e riprendere da noi dietro la storica scrivania della famiglia Garibaldi, sorridono e scherzano e promettono di raccontarci un’infinità di storie legate alla Villa. Come anteprima ci regalano un’immagine eccezionale: loro bambine che vengono salutate da Costanza Garibaldi che si sporge dalla portantina con la quale era solita spostarsi dalla Villa al paese. Partiamo soddisfatti non senza prima aver fatto scorta dei famosi dolci all’alloro che scopriamo provenire dal forno di Riofreddo.
giovedì 21 dicembre
Arsoli. Incontriamo subito Claudio, il sindaco, che ci accompagna al Circolo Anziani. L’atmosfera all’interno è proprio quella dell’osteria di altri tempi: alcuni giocano a carte, altri chiacchierano attorno al fuoco del camino. Il presidente del Circolo era un po’ in ansia perché ci stavano aspettando, in effetti il traffico pre-natalizio era intenso e siamo stati in coda per quasi 2 ore, disperando di arrivare puntuali, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Beviamo qualcosa insieme e questa volta il vino scorre, sarà appunto per via dell’atmosfera. Arrivano due gentili signore, bevono aranciata e sono un po’ intimorite dal fatto di essere le uniche donne. Cominciamo a illustrare il progetto e poi passiamo alla nostra piccola esibizione che questa volta dedichiamo al professore di lettere in pensione seduto tra il pubblico. Alla fine nonostante gli applausi, abbiamo la sensazione che l’attenzione non sia stata pari alle altre volte ma, poco prima di congedarci, veniamo trattenuti dal sindaco e da Luca, assessore alle politiche sociali, che sono molto interessati al nostro progetto e ci propongono un coinvolgimento dei giovani del paese, assenti a questo incontro forse a causa dell’esclusività del luogo. Partiamo rinfrancati.
venerdì 22 dicembre
 L’ultima tappa delle nostre fatiche è Anticoli Corrado. Quando fermiamo la macchina nella piazza siamo immersi in un clima festivo: luci, gente che va e che viene scambiandosi gli auguri, sorrisi caldi e amichevoli. Questo paese è così bello che ci sembra di essere in un presepe. Ci accoglie Giovanni e incrociamo il sorriso di Antonietta, una nostra cara amica anticolana di adozione, che ci è venuta a trovare. Scarichiamo ed entriamo nella sala dove è previsto il nostro incontro. Purtroppo siamo immediatamente costretti a ricaricare: un problema tecnico ha impedito di riscaldare la sala e fa troppo freddo. Siamo preoccupati, ma la presenza di spirito di Vittorio, il sindaco, risolve la situazione: l’appuntamento viene spostato nella bella Aula Consiliare e parte subito il tam tam per avvertire la popolazione. Non dobbiamo aspettare molto perché le prime persone arrivino, e ne continuano ad arrivare, in breve la sala è piena di gente cordiale che mangia e beve con noi volentieri. Sarà il clima di vigilia, ma sembra proprio una festa. Sapendo che la lunga tradizione artistica di Anticoli è un grosso vanto per i suoi abitanti, capiamo subito che qui ci sarà molto materiale da raccogliere e molto lavoro da fare. Ci presentiamo. Ascoltano e commentano, sono molto allegri. Cominciano già a raccontare. Non appena si tocca uno dei possibili argomenti, l’amore, un gruppo folto grida: “alberuccio! , che ci spiegano poi essere stato un luogo di primi incontri fra innamorati. Ci esibiamo contagiati dal clima e ci mettiamo grande energia, quando finiamo tutti applaudono entusiasti. La gente se ne va alla spicciolata, alcuni rimangono a chiacchierare, tra i quali Luciano, l’assessore alla cultura, che commenta con molta sensibilità la nostra esibizione. Partiamo felici, stanchi e pronti ad affrontare questo affascinante lavoro. Ora però è tempo di festeggiare, assieme ai nostri “vecchi , il Natale.

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Il laboratorio

Dopo la pausa natalizia i nostri incontri riprendono il quindici di gennaio sotto forma di laboratorio. Entriamo quindi nel vivo del lavoro, sapendo che ora dovremo stimolare gli abitanti dei vari paesi a farsi attori e testimoni delle loro memorie. Lo scopo è quello di raccogliere, attraverso l’utilizzo di un supporto video, storie personali e perciò vitali, vibranti, dove il territorio, come una scenografia teatrale, sia sempre presente: uno sfondo naturale e imprescindibile. Nostro desiderio è quello di drammatizzare, in un’eventuale fase successiva, il materiale raccolto e dare così vita a un passaggio intergenerazionale, attraverso l’esperienza scenica che vede giovani e anziani reciprocamente attori e autori delle loro storie. Abbiamo cercato, con la collaborazione delle autorità locali, di riservare almeno due incontri al mese per ogni comune con scadenze regolari, per dare un senso di continuità e perché l’appuntamento con noi potesse diventare una consuetudine. Il tono informale da noi scelto ha dato fin dal primo momento degli ottimi risultati: la sensazione era quella di trovarsi tra amici per ricordare insieme i vecchi tempi. I nostri appuntamenti, dunque, sono stati video ripresi con l’intento dichiarato di ottenere un documento filmato che potesse già far risaltare l’aspetto spettacolare del racconto, secondo un’idea di “teatro” come comunicazione diretta di cose che ci riguardano intimamente e che sono in grado di emozionarci. La composizione dei gruppi con i quali abbiamo avuto l’enorme piacere di lavorare era estremamente eterogenea, come del resto le identità dei paesi ci sono sembrate da subito peculiari e differenti nonostante la vicinanza che li lega.

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Vivaro Romano
lunedì 15 gennaio
A Vivaro Romano abbiamo lavorato con un gruppo abbastanza ristretto ma tenace, i cosiddetti “pochi ma buoni . Di tanto in tanto però nel Centro Anziani, dove si svolgevano gli incontri, riscaldato per l’occasione da un’efficientissima e nuovissima stufa a gas, facevano capolino diversi personaggi che a volte rimanevano con noi incuriositi dalle nostre chiacchiere, altre si eclissavano velocemente. Il giorno del nostro primo appuntamento i partecipanti entrano a piccoli gruppi. C’è una donna molto anziana con un viso bellissimo, Maria, c’è il vice sindaco con la moglie, la giovane del gruppo, Antonietta, madre di due ragazzi di cui il più piccolo viene spesso coinvolto nei nostri incontri, c’è sua suocera, Maria e un’altra Maria che ha portato anche il fratello, molto più anziano di lei e, ahinoi, con qualche problema di udito. Il clima è da subito cordiale. Proponiamo il primo catalizzatore di memoria: l’amore. Per aiutare i nostri amici a immergersi nel loro passato e a raccontarlo, utilizziamo una colonna sonora di vecchi successi, da Peppino Di Capri a Milva, con una richiesta unanime: Claudio Villa. L’espediente funziona meglio del previsto, bastano poche note e la musica non è più necessaria. Le Marie ci parlano a turno degli “amori rubati”, degli altarini dei Santi infiorati a maggio che il paese ospitava nei suoi crocevia e dove i giovani avevano occasione di scambiarsi qualche sguardo e qualche parola. Delle feste di carnevale spiate dalla finestra, delle proibizioni dei genitori. Emerge un dato curioso, nessuno dei presenti ha mai ballato, ma cantato si, quello tanto, nei campi a squarciagola.
lunedì 29 gennaio
L’amore porta ad altre considerazioni. Si parla molto del paese, di come fosse difficile, una volta, raggiungerlo o lasciarlo, della difficoltà di poter continuare gli studi. Mario, infatti, nonostante una spiccata predisposizione è stato costretto, suo malgrado, ad abbandonare la scuola. Frequentarla significava partire all’alba e ritornare la sera tardi, non rimaneva più tempo per occuparsi della famiglia e allora bisognava scegliere… Antonietta ci racconta di come, in tempi relativamente recenti, sia stata obbligata ad andare in collegio dalle suore a Roma. Già, le suore… Una volta c’erano anche qui, se lo ricordano bene Maria 1 e 2 e anche la moglie del vicesindaco. Si occupavano dei bambini quando i genitori erano nei campi. Distribuivano qualche leccornia: farina lattea nei palmi delle mani che loro leccavano avidi. Con le suore, in estate, da grandicelle, si organizzavano merende nei campi,giochi castissimi di giovinette.
martedì 13 febbraio
Aria di Carnevale. Maria 1 ha portato le chiacchiere. Buonissime. Si mangia e si beve. Le sorprese non finiscono qui, abbiamo infatti l’opportunità di osservare delle bellissime foto d’epoca che ritraggono nonne in piedi con le gonne plissettate e i corsetti stretti, bambine in posa con le facce da bambola, gli occhi sgranati e i pizzi bianchi, alle loro spalle scorci del paese di una volta. Grazie a Maria 2 dalle foto si materializza uno scialle che lei ci ha gentilmente portato, perfettamente conservato, tanto da sembrare nuovo. Un capo d’abbigliamento che veniva usato dalle donne sulle spalle e chiuso ad incrocio nella cinta della gonna.Antonietta non è da meno, ci fa vedere un documento che altro non è che una dote, con tanto di cifre, quantità ed accordi fra le parti, una vera chicca. Il clima di festa comunque ci contagia, dal carnevale si passa ai matrimoni, alle cene e ai pranzi preparati in casa, perché i ristoranti allora non c’erano. E cosa si mangiava per festeggiare? Pecora naturalmente, qualcosa del maiale e la pasta fatta in casa dalle donne, giorni e giorni di preparativi stando insieme. Chiudiamo con il racconto di Salvatore che rievoca la fatica gioiosa dei pali della cuccagna, la ciambella rituale e i confetti che si gettavano all’aria nei matrimoni e che lui, bambino, raccoglieva da terra con grande affanno.
martedì 27 febbraio
Oggi si parla di mestieri. Del duro lavoro dei campi, del maiale da accudire per bambine troppo piccole e dei secchi d’acqua presi alla fontana e trascinati faticosamente a casa, cinque chili l’uno. L’acqua corrente non c’era, le condizioni igieniche scarse, la luce elettrica niente, nemmeno quella.Antonietta ricorda come la mamma facesse, negli anni cinquanta, il bucato con la lisciva prima dell’avvento della lavatrice. Una volta, ci racconta, era scivolata, tutta vestita a festa, sul sapone gettato fuori di casa dalla vicina. Già, il vice sindaco, Salvatore, ricorda che si gettavano ben altre cose dalla finestra. Indovinato? E’ un racconto da cabaret quello che ci regala Salvatore, supportato dalla moglie che quasi non riesce a parlare, soffocata dalle risate. Un fidanzato incauto si era nascosto sotto una finestra rimanendo vittima dell’usanza del tempo. Il giorno dopo andando ai campi con il mulo, assieme alla fidanzata, questa gli chiede: “Ma non senti anche tu odore di…?”
venerdì 13 marzo
E’ il nostro ultimo incontro per quanto riguarda il laboratorio. Terminiamo con una nota dolce. Maria parla di un rapporto stretto fra gli anziani e i bambini del paese, un rapporto di scambio e di sostegno reciproco. Ci colpisce e intenerisce soprattutto quando Maria e Antonietta parlano dell’”intrattenimento”. Era usanza infatti dire ai propri figli, quando si doveva scendere a lavorare nei campi, di andare da tale o talaltro a chiedere in prestito l’”intrattenimento . I bambini andavano ubbidienti a prendere questo misterioso oggetto e allora gli anziani li facevano entrare in casa e con la scusa che dovevano cercare questo “intrattenimento , rimanevano con i bambini per ore, prendendosi cura di loro e riempiendo il tempo con la loro festosa presenza. Una forma solidale e gratuita di baby sitting.

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Roviano

mercoledì 17 gennaio
Il gruppo di Roviano è quello dei “ giovani”. Sono quasi tutti coetanei di un’età compresa tra i quaranta e i cinquant’anni. Sono simpatici, estroversi e spiritosi. I loro ricordi sono, ovviamente, più recenti, ma non per questo meno affascinanti, anzi, colmano quel lasso di tempo che ha visto la Valle dell’Aniene trasformarsi da società prevalentemente rurale a società post-industriale. Anche i loro approcci risultano interessanti. Era il tempo dei dischi in vinile, dei gruppi rock e della contestazione. Tutto questo è stato da loro vissuto nei cosiddetti “club , surrogati delle discoteche, sorta di locali autogestiti dove, con l’ausilio di qualche candela e un mangiadischi, si stava insieme e sbocciavano gli amori. Tonino è un veterano e ci racconta di questa specie di “occupazione : i ragazzi – maschi – individuavano una cantina abbandonata e l’allestivano allo scopo: un allaccio volante alla fornitura elettrica, bottiglie di whiskey e tutti i dischi che si riuscivano a trovare per poter ballare… i lenti, naturalmente. Ma tutta questa modernità non deve trarre in inganno: i genitori erano sempre molto severi e molto presenti e anche se le ragazze potevano portare la minigonna, non era loro consentito fermarsi nei bar. Diversa storia per Maria che è una campana trapiantata. Lei è stata lasciata libera di innamorarsi del suo bel militare di leva e di seguirlo per sempre a Roviano.
giovedì 1 febbraio
Si parla sempre d’amore. Abbiamo ascoltato della musica, la volta precedente, e chiesto di individuare una colonna sonora personale. Il gioco si accende. Maria ricorda di come, sul terrazzo della sua casa di ragazza, mettesse a tutto volume un disco dei Pooh per attirare l’attenzione del futuro marito militare. Per Alfa la “Canzone del silenzio” è una vertigine che la fa sentire risucchiata nel tempo. Per Anna sono i dischi di De Andrè, come “Il pescatore”, a costituire il filo che la lega alla sua storia d’amore con Tonino, il quale sorride sornione. Ci raccontano che si sono incontrati perché lei era venuta a Roviano a fare la bibliotecaria, attività che svolge ancora, anche se la biblioteca attuale, dove peraltro avvengono i nostri incontri, non è la stessa di un tempo. Parliamo del paese allora, di come è cambiato. Facciamo la genesi dei bar, che prima erano osterie o spacci e poi si sono dotati dei primi juke box. Parliamo delle bottiglie di gazzosa con la pallina e del “boschetto”, luogo d’incontri galeotti, dalla seducente penombra, lontano dagli sguardi indiscreti degli adulti. Il gruppo è sensibile, spieghiamo l’importanza del racconto personale come mezzo espressivo e dei colori che lo animano.
giovedì 15 febbraio
Sabrina, una nuova partecipante, porta delle deliziose frappe fatte dalla mamma. Tonino, invece, ha provveduto a rifornire la compagnia di ottimo tè bollente. Angela riprende da dove avevamo lasciato. Ci racconta la sua esperienza. Da giovane si era innamorata di un ragazzo, poi divenuto suo marito, di un paese limitrofo. Questa cosa provocava non pochi problemi, bisognava nascondersi per vedersi all’insaputa dei genitori. La volta precedente avevamo affidato loro un compito: portare degli oggetti che avessero un significato particolare. Prima di mostrarci il suo contributo, Giovanna ci delizia con questo aneddoto: il giorno del suo matrimonio, avvenuto ad Anticoli Corrado, suo paese di provenienza, avendo scambiato un rumore di macchine per l’arrivo dello sposo, si è ritrovata da sola all’altare ed è stata costretta quindi ad abbandonare la chiesa per aspettare il suo promesso nascosta dietro un cespuglio. Di quella memorabile giornata ci fa vedere il suo album di nozze. Lei è sorridente in bianco, le mamme e le nonne sono ritratte, un po’ impacciate, nei loro vestiti migliori. Giovanna spiega, tra l’ammirazione dei presenti, di come li abbia cuciti lei stessa perché allora, siamo nei primi anni ’70, non era facile trovare in paese abiti di confezione. L’album fa da catalizzatore, le persone vi si raggruppano intorno, riconoscono amici comuni, parenti, scorci del paesaggio. L’atmosfera è gioiosa, densa di ricordi. Maria estrae un telefono tipo “grillo” e ce lo mostra commossa rievocando le lunghe conversazioni d’amore.
giovedì 22 marzo
E passato un po di tempo durante il quale, però, ci siamo visti comunque perché Roviano ha ospitato due incontri del ciclo intitolato Il racconto tra realtà e finzione , che ha raccolto molto successo. Per chiudere il laboratorio, oggi abbiamo deciso di parlare degli avvenimenti politici degli anni 70 e di come venissero visti e assorbiti dal paese. Tonino racconta delle occupazioni scolastiche a Ti v o l i , dei gruppi politicizzati, della divisione tra militanti di destra e di sinistra. Lo spirito paesano però in questo caso prevaleva , impedendo quella violenza che altrove esplodeva con rabbia. I volantinaggi poi, spesso sconfinavano nella goliardia, senza infierire troppo crudelmente sul nemico. Ci parlano della costruzione dell'autostrada, di come abbia portato lavoro e gente in paese e di come tutto dopo sia cambiato in meglio e anche in peggio. Ora spostarsi è più facile, ma l impatto ambientale è stato notevole: il paese si trova attualmente schiacciato tra la valle e il viadotto, senza possibilità di sviluppo. Dall'autostrada si passa alla ferrovia e alla rievocazione di una gioiosa ma anche coraggiosa protesta che ha visto tutti i rovianesi occupare i binari cantando, ballando e mangiando salsicce, dall'alba al tramonto. A questo proposito, scopriamo che Tonino è un gaudente, fa infatti parte di una confraternita dedita al culto della “marzella” , che in dialetto significa asparago. Questa associazione dai molteplici scopi scatena la nostra simpatia. Scopriamo tutta la vena artistica di Tonino che per la “marzella” scrive componimenti satirici e disegna vignette di grande umorismo, del resto già sapevamo che si occupava di teatro e cinema con la sua associazione culturale Raggio Verde e, a questo proposito, ci diamo appuntamento per la domenica successiva. Roviano, infatti , con il suo piccolo teatro, gestito dal parroco Don Santino, che ringraziamo, in collaborazione con l associazione di Tonino e con l appoggio di Laura, assessore alla cultura, ospiterà il nostro spettacolo “Un bacio a mezzanotte che rappresenta la festa conclusiva di tutte le nostre attività.

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Riofreddo

lunedì 22 gennaio
Quel po’ di freddo che questa annata particolarmente mite ci ha regalato si fa sentire. E Riofreddo preannuncia già nel nome il suo clima pungente. Quando entriamo nel Centro Anziani del paese, però, ci ritroviamo immersi in un atmosfera calda, piacevole. Gli anziani, e sono molti, uomini e donne, sono seduti lungo le pareti della stanza, riscaldata da una stufa a legna. Qui troviamo facce conosciute, come le gemelle che avevano il forno o l’ex pastore che ci ha illustrato tutte le restrizioni alimentari che il medico gli ha prescritto data l’età. C’è Amalia, forza trainante del gruppo, donna acuta e divertente, Luigina, che in seguito diventerà un aiuto prezioso e un’ottima collaboratrice. Si aspettano un altro spettacolo fatto da noi e invece rimangono piacevolmente colpiti quando spieghiamo che saranno loro gli attori d’ora in avanti. L’amore richiama alle loro menti tante cose, compreso il sesso, su cui le battute e le risate si sprecano. Il nostro amico pastore racconta un aneddoto che lo vede giovane a pascolare le pecore: all’improvviso si imbatte in una coppietta che “sta a fare cose” (risate generali) e allora lui decide di fare uno scherzo e con il suo bastone da passeggio ruba tutti gli indumenti, soprattutto quelli intimi, lasciando i due ignari nudi nei campi. Ma non mancano i sentimenti e allora la signora Luciana racconta commossa di quando si sposò durante la guerra e non potè sulle prime consumare il matrimonio a causa della brevità della licenza dello sposo, che avrebbe dovuto imbarcarsi la sera stessa.A seguito di un contrordine la nave salpò il giorno dopo e così lo sposo tornò indietro, accolto con gioia e trepidazione dalla sua novella. Elvira e Maria ci parlano divertite degli scambi di persona e degli equivoci di cui, a causa della loro somiglianza, sono stati vittime i rispettivi fidanzati. E poi ancora del lavoro al forno, delle doglie del parto mentre impastavano il pane, del lavoro a servizio presso villeggianti celebri, come Rossella Falk, delle lettere dalla prigionia dei mariti, scritte fitte col lapis... insomma, i ricordi sono un fiume inarrestabile, con un solo incontro abbiamo raccolto una impressionante quantità di materiale.
martedì 6 febbraio
Ancora molto freddo, c è ghiaccio e neve in strada, il nostro gruppo si è assottigliato. “ E h , è una brutta stagione, dovevate venir la primavera o l estate! Così ci dicono i pochi coraggiosi che hanno sfidato il tempo inclemente. “Quelli hanno paura di cadere e rompersi una gamba, con queste strade! G i à , le strade, ora grigie d asfalto e un tempo bianche di sterrato. Le puliva n o gli abitanti, reclutati dal Comune: “Opera natura, la chiamava n o, e nessuno era pagato. . . Il racconto prende il via. G r a n d e protagonista è Carmine, un narratore nato, con tempi eccezionali e gusto dell effetto. La sua espressività è a stento contenuta dai primi piani che gli facciamo, a volte sfuggono gli occhi, a volte le m a n i . Racconta della guerra, dei tedeschi, degli aerei inglesi, della bella zia Gina che veniva corteggiata dagli occupanti. La zia Gina che ancora c è ed è ancora bella: “Che se la vede ora , ma...le da...che so? Sessant'anni, mica de più! La zia Gina riempie l'aria mentre sfida il tedesco che bussa alla sua porta, mentre protegge, in un abbraccio del suo corpo, Carmine bambino dalle raffiche di un aereo inglese, mentre gli insegna a rubare i polli “...che c era tanta fame!”Accanto a lui, sorridente e complice, c’è Peppino, il presidente del Centro. Come una vera spalla da l’imbeccata giusta all’amico che racconta, poi è il suo turno e ci parla dell’importanza della famiglia Garibaldi per Riofreddo, con una moltitudine di figli di contadini che vengono battezzati Menotti per godere della protezione dei Signori, e ancora della villeggiatura, degli “stranieri”, dei proprietari terrieri, degli avvocati e dei calzolai, di Villa Celeste, attualmente ristorante dove tuttora si mangia bene la pasta fatta a mano da Luisetta, una signora dalla risata contagiosa che ci racconta del primo incontro ravvicinato, avvenuto in tempo di guerra, con il tè, bevanda esotica e molto misteriosa. Prima di congedarci facciamo conoscenza con Matteo, un altro giovane della compagnia locale delle Riofreddane. Ci solletica un’idea. Il materiale raccolto è già moltissimo e potremmo tentare un esperimento, continuare il laboratorio con i due giovani amatoriali di Riofreddo per allestire un reading che contenga una rielaborazione teatrale di queste memorie.
martedì 13 febbraio
L’idea è piaciuta e ha riscosso anche l approvazione dell assessore alla cultura Gabriele che metterà a disposizione una sala del Museo Civico delle Culture Villa Garibaldi per l esibizione. Il reading viene intitolato Dedicato all amore ”, una scelta di brani di vari autori sul tema. Ci sono i poeti latini, i lirici greci, Aristofane, Shakespeare, Goldoni ,Mérimée. La parte finale è una sorpresa , sarà infatti proprio l elaborazione dei racconti dei nostri amici a chiudere in bellezza. Chiamiamo questa ultima tranche
Dedicato a voi , l interpretazione è affidata a Luigina e Matteo protagonisti di questo passaggio di testimone fra generazioni. Abbiamo scelto di comporre questa lettura utilizzando testi di varie epoche e con strutture eterogenee come la prosa, la poesia , il verso, in modo da poter lavorare con i ragazzi su diverse forme di linguaggio teatrale e fornire loro la possibilità di affrontarle con una maggiore consapevolezza. Abbiamo quindi dato inizio alla prima lettura. Da principio un po titubanti, Matteo e Luigina sono però molto contenti delle nostre scelte, soprattutto si emozionano sulla scena del balcone. “ Sapete ” ,confessano, noi di solito si lavora in dialetto. . .
martedì 20 febbraio
Ci incontriamo la sera al Museo. Prima di metterci a lavorare procediamo con un sopralluogo che ci fornisce da subito un argomento da affrontare con Matteo e Luigina: la location e gli elementi tecnici che servono per dare compimento ad una esibizione dal vivo. Silvestro ha portato una colonna musicale che valutiamo insieme. Ci soffermiamo sul valore della musica come supporto espressivo, ne discutiamo con i ragazzi facendo esempi che possano rendere immediatamente comprensibile l importanza della scelta musicale. Nonostante i nostri incontri non siano stati molti e già ci prepariamo ad affrontare il pubblico, rimaniamo piacevolmente colpiti dai risultati ottenuti con i nostri due giovani amici . Ancora qualche suggerimento e la prova si chiude con grande soddisfazione reciproca, al punto che decidiamo di proporre una replica dello spettacolo anche al vicino comune di Va l l i n f r e d a . L'assessore Saccucci ne è entusiasta.
sabato 24 febbraio
Prepariamo tutti assieme lo spazio. Proiettori, fonica e leggii che abbiamo portato da Roma. I nostri amici, impeccabilmente vestiti di nero, ci assistono, si danno da fare con serietà ed impegno. Procediamo con un’ultima prova tecnica dopo la quale ci rilassiamo un po’ in attesa del pubblico che non tarda a venire. Siamo meravigliati dalla partecipazione, la sala basta appena a contenere le persone presenti, alcuni sono costretti a rimanere in piedi. Il reading ha un successo inaspettato, soprattutto la parte finale. Scorgiamo Peppino e Carmine sul fondo emozionati e compiaciuti nell’ascoltare le loro parole mutate in opera teatrale. Luigina e Matteo hanno recitato con una sensibilità rara appena velata dall’emozione. Noi li abbiamo sostenuti con la nostra capacità professionale. Lo scambio è stato proficuo e reciproco. La conclusione vede un esplosione di applausi. La gente ci stringe le mani e ci ringrazia per averle regalato un pomeriggio “lontano dalla televisione”. Domani si parte in tournée…
domenica 25 febbraio
… Il tempo è davvero inclemente, piove e fa molto freddo. Il reading si svolge nella biblioteca comunale di Vallinfreda che l’assessore Saccucci ha disperatamente tentato di riscaldare.
Ha il raffreddore e la febbre ma è intervenuto lo stesso. Lo troviamo accoccolato vicino ad una stufetta. Dispera che vi sia presenza di pubblico: “Mannaggia, con questo tempo…” e invece da lì a poco, addirittura in anticipo sull’orario previsto, arrivano i primi spettatori. C’è una nutrita rappresentanza di anziani del Centro, signore e signori venuti da Roma e persino una bambina seduta in prima fila. Matteo e Luigina, ormai due veri professionisti, attaccano risoluti, noi li incalziamo. E’ un reading molto divertente con il pubblico che partecipa e interviene: sospira sulle frasi d’amore, sorride e ride rumorosamente delle licenziosità di Aristofane e delle malizie di Mirandolina, si sdegna della morte violenta di Carmen, ma il pezzo forte deve ancora venire. Le memorie di Riofreddo diventano le loro stesse memorie e annuiscono ai riferimenti all’amore rubato, al peso delle conche portate sulla testa, al ricordo delle strade bianche e della fame e della guerra. Replica riuscita, successo replicato. Ci incontriamo tutti al bar per un tè caldo offerto gentilmente dal sindaco.

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Anticoli Corrado
mercoledì 24 gennaio
Arriviamo ad Anticoli con la neve. La sala parrocchiale dove dovevamo tenere gli incontri è inagibile per mancanza di riscaldamento. Ci rifugiamo in un bar a bere tè caldo insieme agli unici intervenuti: Birgitt, un’artista tedesca che vive ad Anticoli sulle orme di un’antica tradizione, e la sua amica Paola, che ha portato con sé la sua bambina. Birgitt si rivela da subito un aiuto prezioso, parla con l’assessore Luciano e velocemente la seduta viene trasferita al Centro Anziani. Attorno ad un tavolo che sembra quello della cucina di casa, ingombro di panettoni, pandori e vino verace, chiacchieriamo con Franco, Romolo, Alfonso, Maria e Antonio. Franco, occhi vivaci, verdi, e una faccia da attore, si rivela un vero istrione e ci racconta tantissime cose sul passato del paese e dei suoi abitanti. E’ stato il leader del gruppo folkloristico locale di cui ci mostra diverse foto dove compare in abiti tradizionali mentre balla il saltarello. Il gruppo, ci dice, era molto folto e conosciuto non solo nei dintorni, partecipava infatti a grandi raduni nazionali,delle vere e proprie tournée, portando ovunque, anche negli alberghi che lo ospitavano, musica e buon umore. Antonio ne era l’anima musicale. Ci dice di non saper leggere le note, esegue il suo repertorio a orecchio, inclusa la marcia dei bersaglieri. Il suo strumento è l’organetto. Birgitt lo sollecita a suonare ma Antonio declina l’invito: ha subito un grave lutto, la perdita della moglie e non se la sente. E poi è fuori esercizio, ha ottantatre anni, anche se per spirito e vitalità non li dimostra e le dita non sono più quelle di una volta. Ritornando all’amore, riguardo alle tecniche di seduzione e approccio, Franco ci racconta una singolare usanza che ci verrà in seguito confermata anche negli altri paesi. Quando una ragazza lasciava il fidanzato significava, agli occhi delle altre fanciulle, che quest’ultimo aveva qualche brutto o misterioso difetto, quindi era molto difficile fidanzarsi per lui nuovamente. Allora la domenica il ragazzo, assieme a qualche amico, si appostava fuori dalla chiesa e quando l’ex fidanzata usciva la bloccavano, le sollevavano la gonna e le davano una sculacciata simbolica – detta la “schioppa” – che però diventava per lei motivo di vergogna. Entrambi disonorati, non avevano altra scelta che ritornare insieme e vivere felici e contenti. Fuori nevica fitto, ci congediamo da quella stanza calda e familiare un po’ a malincuore.
martedì 6 febbraio
Maria ci parla delle erbe, della misticanza che una volta si seminava e si raccoglieva, dell’arte di saper riconoscere le piante e le loro proprietà. Un po’ maga, un po’ strega, la sapienza della donna sa di antico. Anche Birgitt ha qualcosa di magico, riesce infatti a convincere Antonio ad andare a prendere l’organetto. Ce lo mostra orgoglioso, gli chiediamo di imbracciarlo. Le mani si appoggiano sui tasti. L’antica passione ha il sopravvento. Antonio ci regala un gioioso, emozionante saltarello. Giuseppe, un complice indiavolato, batte il ritmo sul tamburello. Impossibile stare fermi, la videocamera balla. Alla fine l’applauso è d’obbligo. Giuseppe, con un po’ di amarezza, ci spiega che i giovani non sono molto interessati a questo tipo di musica e che la tradizione si perderà. Ci racconta di aver persino tentato l’esperimento di dimostrare che la base ritmica del saltarello e della musica da discoteca è pressoché identica e quindi ballabile allo stesso modo. Niente da fare, i giovani si imbarazzano di fronte a un passato che sa di vecchio e di paesano, preferiscono identificarsi con i miti lontani, i rappers metropolitani o il pop delle hit parades.
martedì 20 febbraio
Il tempo è sempre inclemente. I nostri anziani sono tappati in casa e, del resto, come dargli torto? Qualcuno però si è spinto fino al bar della piazza per la rituale partita di scopone. E’ lì che troviamo Antonio. Lui però non gioca ed è molto più contento di seguirci al Centro, dove ci aspetta anche Franco. E’ un vero e proprio momento di teatro. I loro racconti serrati, pieni di umori e di sentimento, ci lasciano con il fiato sospeso. Ci portano nel loro mondo lontano di contadini, di semine, di mulini, di sussiegosi proprietari terrieri, di corredi intessuti a mano, di fiere del bestiame, di beghe e di scambi, di muli carichi di pesi, degli agnelli e dei maiali sacrificati per la sopravvivenza, della terra generosa e matrigna, del freddo, della fame, dei santoni e della guerra.
martedì 6 marzo
Anche questa volta troviamo Antonio e Birgitt seduti al bar in piazza , finalmente all aria aperta, il clima si fa man mano più clemente anche a queste quote. Li precediamo al Centro Anziani e abbiamo il tempo di vedere da una finestra il gran daffare che si da Birgitt per convogliare qualche anziano al nostro incontro. Alla fine ci ritroviamo in quattro, poco male, ne approfittiamo per chiedere a Birgitt di parlarci degli artisti che hanno gravitato a lungo nella zona di A n t i c o l i , rendendola una località conosciuta un pò ovunque. Il suo racconto personale comincia negli anni settanta , in una fase comunque di declino rispetto ai lustri del passato. Ci spiega che gli artisti un tempo percorrevano grandi distanze a piedi, diciamo che è stato così, in modo casuale e fortuito che Anticoli è diventata un polo di attrazione per pittori, scultori, poeti . A tal proposito non possiamo non ricordare le famose modelle anticolane, donne dai corpi statuari che divennero anche mogli di artisti e ogni tanto artiste a loro volta, qualcuna superando talvolta il proprio maestro. La conclusione del nostro incontro si focalizza su una recente manifestazione di Carnevale tenutasi a Roma, Birgitt ci fa vedere molte fotografie di opere d arte che sono state esposte in questa occasione, come pure quelle riguardanti la mitica Marmotta, pupazzo monumentale che hanno costruito anche quest anno, appunto per il Carnevale. Inutile dire che i bambini ne sono andati matti. Birgitt deve scappare, ha un appuntamento, scendiamo con Antonio al bar a bere un buon bicchiere di vino bianco e a chiacchierare; è una cosa davvero piacevole. Bé, si può proprio dire: qui ad Anticoli abbiamo trovato di sicuro più di un amico.

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Vallinfreda

lunedì 29 gennaio
Vallinfreda ha una popolazione di anziani molto nutrita e questo, oltre alla presenza trainante di Luciano, presidente del Centro Anziani, fa sì che le attività a loro dedicate siano seguite con un occhio di riguardo. Il Centro Anziani è accogliente, tenuto con cura, un luogo in cui è piacevole riunirsi e passar del tempo. Appena pronunciamo la parola “teatro” le signore ci raccontano delle loro performances di artiste-cantanti. Veniamo a sapere che a Vallinfreda c’è stata molta attività canora nel passato. Le radici sono nel lavoro dei campi, dove venivano intonate strofe a risposta per passare il tempo e sentire meno la fatica. Vallinfreda possiede addirittura un inno scritto, ci racconta Luciano, negli anni ’40 da Bernardino Saccucci, detto con affetto Maestro Nino. Le signore sono delle veterane e hanno al loro attivo diverse esibizioni. Non facciamo fatica a strappare la promessa di farci sentire qualcosa al prossimo incontro. Poi, ancora una volta, si parla della giovinezza trascorsa e degli amori. Tutti si scherniscono quando chiediamo di parlarci del corteggiamento. Anche qui spuntano le figure severe dei genitori. Due sorelle, Silvana e Giovanna, ci raccontano ridendo di quando la minore era costretta a fare da “chaperon” alla più grande già fidanzata. Erano sospiri e baci rubati, in attesa che la piccola venisse vinta dal sonno.
martedì 13 febbraio
Siamo in ritardo e arriviamo un po’ trafelati. Mentre ci avviciniamo al Centro Anziani, sentiamo le voci possenti di un coro: le signore Silvana, Giovanna,Antonina, Delia, Orietta, Liliana, Loreta, Maria Cristina e tutte le altre hanno mantenuto la promessa e stanno provando a gole spiegate. Le troviamo schierate a semicerchio che cantano sotto la direzione attenta del parroco Don Antonio. Sono un po’ emozionate, per via della ripresa video, e vogliono provare ancora. Le voci sono bellissime, potenti, vibranti, impostate tutte in maschera, nel naso, “alla contadina . “Ecco perché possono cantare senza sforzo - ci dice il parroco le figlie e le nipoti mica sanno cantare così!” Finalmente sono pronte. Don Antonio da l’attacco. Eseguono una canzone popolare dei primi del novecento, ispirata ad un fatto di cronaca dell’epoca:“Giustino Minatore”, la storia commovente di un minatore rimasto cieco per un incidente sul lavoro, che ritorna alla fine a casa ed è accolto dalla fidanzata. Quando finiscono ci congratuliamo, le voci ormai sono calde e incoraggiate dalle nostre sollecitazioni, intonano l’Inno di Vallinfreda: “D’amor sei terra o Vallinfreda - d’incanti sei dolce messaggera - tu dai serenità e salute - ognor la primavera su te risplenderà …” intonano con forza. Le signore però sono delle perfezioniste: all’incertezza di un passaggio si accendono dibattiti. Questo pomeriggio tutto canoro si conclude con un ultimo brano dedicato alla mamma, scritto dal parroco su un componimento giovanile del fratello prematuramente scomparso. E’ un momento intenso. Prima di andarcene però, rimane ancora il tempo per gustare un’ottima torta di noci e cioccolato che Silvana, la moglie di Luciano, ha preparato per l’affiatato gruppo.
martedì 27 febbraio
Le nostre amiche sono davvero brave e, come da noi richiesto, hanno portato una serie di oggetti ormai in disuso e orgogliose ci spiegano il loro impiego. C’è chi ha portato una bilancia per pesare il grano, chi ha portato un rocchetto per filare la canapa, dalla quale si ricavavano lenzuola e teli, chi ha con sé una falce enorme e con il sorriso sulle labbra ci dice:“Eh si, è quella della morte”. Un oggetto c’incuriosisce particolarmente, si tratta di un chiodo piuttosto lungo e pesante che a metà presenta una serie di spirali. Quest’oggetto, ci spiegano, veniva usato per affilare la falce: le spirali facevano sì che il chiodo non sprofondasse nel terreno e battendo sulla sua testa con un martello, anch’esso pesantissimo, si rendeva la lama nuovamente tagliente. Poi ci fanno vedere una pala di legno che serviva a separare il grano dalla pula. Si aspettava il vento e poi si agitava in aria la pala, il grano più pesante ricadeva mentre le scorie venivano portate via. Ce ne danno immediatamente una dimostrazione anche se senza grano e senza vento: un vero numero di teatro. Una signora ci ha portato anche un libro di poesie scritte dal Maestro Nino, lo stesso dell’Inno di Vallinfreda. Molte sono in dialetto e gentilmente Luciano si offre di leggerne alcune davanti alla videocamera.
Anche questa volta prima di andare ci offrono un’abbondante merenda a base di dolci fatti in casa. Ci stanno proprio viziando da queste parti.
martedì 13 marzo
Il Centro Anziani è semideserto. Solo quattro signore ci aspettano oggi per avvertirci che in paese c’è un funerale e che quindi il nostro incontro deve essere rimandato. Nei pochi istanti che passiamo con loro fanno comunque in tempo a raccontarci alcune cose. Ci spiegano l’importanza del porco, che rappresentava un vero e proprio investimento. Lo si allevava tutto l’anno per poi venderne le parti più pregiate al mercato di Tivoli. Il prosciutto, ad esempio, lo vedevano solo passare. La moglie di Luciano, Silvana, da bambina aveva il compito di nutrire il maiale, lavoro che all’unanimità le donne definiscono davvero ingrato: le stalle erano in cima al paese e bisognava fare tutta la strada con la conca del pastone sulla testa. Un giorno, arrivata alla stalla, scopre che il maiale non c’è e scoppia in un pianto disperato. I suoi genitori non ci sono, la responsabilità è tutta sua e allora si mette a cercare la bestia ovunque finché dei contadini le dicono di aver visto il porco aggirarsi per i campi e così, con il loro aiuto, riesce a scongiurare il pericolo. Era dura essere bambine, ci dicono tutte, bisognava imparare presto.
lunedì 26 marzo
Si parla ancora di cibo: le antiche ricette, l’uso abbondante dello stoccafisso, le uova fresche scambiate con la conserva di pomodoro, la polenta di una volta… Una signora ci racconta di un suo primo tentativo culinario. Piccina e sola perché i genitori sono al lavoro nei campi, la sorella maggiore a spasso chissà dove, il senso di responsabilità le impone di tentare di cucinare la polenta ma non ha idea né dei tempi né delle dosi. Una cuginetta le da una mano versando un intero sacco di farina nell’acqua e si possono immaginare i risultati. La disperazione della bambina che ha sprecato quel ben di Dio è il dramma di una società povera e ancora attanagliata dalla fame. E di fame soffre anche il bambino protagonista di un altro racconto, che ruba le salsicce dal vaso dove vengono conservate e le nasconde dietro i piedi del comò di casa, per gustarsele con comodo più tardi.Alla scoperta della refurtiva il padre esclama rivolto alla moglie:“Da oggi non dobbiamo più darci tanta pena per fare le salsicce, tanto le fa il comò”. Neanche a dirlo, dopo tutto questo parlare di cibo, passiamo ai fatti. Le signore hanno gareggiato tra loro. Assaggiamo ciambelle all’anice, crostata di marmellata di more del bosco di Vallinfreda e una speciale torta di mele, tanto morbida da sembrare una crema. E’ un vero tripudio di zuccheri.Al vino ci pensa Arnaldo, l’ultimo oste del paese. Lo aiutava nella conduzione sua moglie Delia la quale, alla domanda di come riuscisse a gestire tutti quegli uomini, sospira e non risponde, si limita ad indicarci la sede del suo sapere, la testa.

Conclusioni
La nostra esperienza nel Medaniene è stata straordinaria. Abbiamo raccolto del materiale molto interessante, a volte commovente, a volte divertente, soprattutto umano. Ecco, questa è la cosa più importante che ci portiamo a casa da quest’avventura, il rapporto umano che siamo riusciti a stabilire con gli abitanti dei paesi che hanno attivamente e con impegno partecipato a questa iniziativa. I loro sorrisi e le loro storie hanno animato gli incontri. Ci hanno regalato le loro esperienze. Ci hanno resi depositari del loro passato. Sono diventati nostri amici. L’emozione che proviamo ogni volta che ci troviamo a passare in uno di questi posti e veniamo puntualmente fermati dalle persone che incrociamo, è inesprimibile. Abbiamo imparato molto sull’Italia fatta di piccole realtà rurali che costituiscono il nerbo della società di questo paese. Abbiamo viaggiato indietro negli anni, conquistandoci il privilegio, che non tutti hanno, di sederci ad un tavolo con delle persone anziane a bere vino e mangiare dolci e intanto ascoltare vite vere, fatte di fatica, di amore, di sudore, di abbandoni, di passioni. Ci siamo presi un tempo per fare una cosa che non ci è quasi mai concessa, ascoltare.
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Attività parallele
Per dare maggior risalto alla dimensione “ r a c c o n t o ” ,abbiamo organizzato sul territorio una serie di attività a tema a partire dalla presentazione di frammenti dello spettacolo Rapsodia Quartet per carrozza e lampioni a gas la letteratura dimenticata dell'ottocento, interpretato da Paola Bonesi, Maurizio Repetto, Paola Sambo, Gloria Sapio.
A seguire un ciclo d’incontri intitolato Il racconto tra realtà e finzione, in cui autori teatrali e sceneggiatori televisivi e cinematografici hanno illustrato, facendo riferimento alle serie TV più conosciute e popolari, il percorso tra soggetto e prodotto finale. Gli incontri sono stati:
L’amore visto dalla televisione con Enrico Luttmann autore teatrale e story editor della soap opera “Vivere” 17 febbraio – Anticoli Corrado 18 febbraio – Vivaro Romano Il poliziesco in TV con Francesco Magali autore teatrale e sceneggiatore della serie “Carabinieri” 1 marzo – Roviano 18 marzo – Vallinfreda Medici e televisione con Monica Rametta sceneggiatrice cinematografica e autrice della fiction “Medicina Generale” 16 marzo – Roviano 17 marzo – Vivaro Romano 24 marzo – Vallinfreda.
In occasione della chiusura dei laboratori abbiamo offerto a tutti i Comuni partecipanti una piccola festa di commiato durante la quale è stato rappresentato Un bacio a mezzanotte di e con Paola Sambo, Gloria Sapio, Silvestro Pontani. Il tema dello spettacolo è, questa volta, una rielaborazione in chiave ironica di momenti di vita vissuta.

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Titoli di coda
La casa del tè è un’attività ideata e condotta
da Gloria Sapio, Silvestro Pontani e Maurizio Repetto
dell’Associazione Culturale Settimo Cielo, che si è svolta da dicembre 2006 a marzo 2007 nell’ambito del progetto Medaniene giovani – Ad oriente di Roma promosso dalla Regione Lazio – Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport, dall’Unione dei Comuni del Medaniene (Anticoli Corrado, Arsoli, Cineto Romano, Riofreddo, Roviano, Vallinfreda, Vivaro Romano) e dall’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (A.T.C.L.).
Il documento video intitolato Storie del Medaniene
è stato curato da Paola Bonesi e Peppe Pizzo.
Si ringraziano per la collaborazione i Sindaci, gli Assessori alla
Cultura e i Presidenti dei Centri Anziani.
Hanno partecipato ai laboratori
Anticoli Corrado Franco, Antonio, Alfonso, Romolo,
Paola, Birgitt, Maria, Giuseppe.
Riofreddo Giuseppe, Domenica,Anna Maria, Domenico,
Antonietta,Amalia, Luciana, Maria, Elvira, Gabriella, Luisa,
Albina, Franco, Umberto, Gabriele, Bartolomeo, Peppino,
Carmine, Matteo, Luigina.
Roviano Anna, Maria, Laura, Giovanna, Rossana,Alfa, Tonino,
Lucia, Osenna, Pina, Sabrina,Angela.
Vallinfreda Luciano, Don Antonio, Silvana, Giovanna,
Antonina, Maria Cristina,Armando, Delia, Ulderico, Bartolomeo
detto Meo, Luigi, Orietta, Liliana,Arnaldo, Umberto, Loreta.
Vivaro Romano Maria De Angelis, Maria Petrucci,
Maria Cortellese, Francesca, Rita, Salvatore, Angelina,
Antonietta, Pierina, Mario.

L'intero Album in formato pdf lo trovi qui: Album del Medaniene