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Primi Incontri:
venerdì 15 dicembre
Siamo partiti per Roviano. È il nostro primo incontro e siamo abbastanza
euforici. Il bagagliaio della macchina è pieno di bottiglie e di idee: i
ferri del mestiere. Non sappiamo ancora se la nostra formula convivial
teatrale avrà un impatto felice: sarà ben accetta? Staremo a vedere. Il
luogo dell incontro, un vecchio frantoio trasformato in biblioteca, ci
infonde coraggio. Entriamo, l atmosfera è cordiale, la bibliotecaria ci
aiuta subito a sistemare gli spazi. In un attimo il buffet è pronto e
anche la “ s c e n a ” . Gli ospiti arrivano alla spicciolata, prima fra
tutti Laura, assessore alla cultura di Roviano, che ci saluta con calore
e simpatia. Poi gli altri, un gruppo eterogeneo: anziani , fa m i g l i
e con bambini e giova n i . Ci presentiamo e li invitiamo a bere
qualcosa con noi. All'inizio sono riservati e un po timidi. Qualcuno
accetta un bicchiere di aranciata, vino proprio no, c o n difficoltà un
biscotto. Gloria rompe il ghiaccio e inizia a illustrare il progetto.
Quando il discorso vira con leggerezza sulla tematica del teatro come
racconto esemplificato nella narrazione colorita da osteria, l atmosfera
si scioglie. Spuntano i primi sorrisi, soprattutto gli anziani sembrano
ben disposti a raccontare, qualcuno comincia a farlo subito. Il contatto
è stabilito. Proponiamo qualcosa di nostro: la rivisitazione di una
novella dell'ottocento che abbiamo scelto per far meglio comprendere
come si possa rendere teatrale una narrazione. Il lavoro li diverte,
commentano e giocano con noi. Al termine dell'esibizione si fermano.
Adesso accettano il vino. Si chiacchiera, parte il flusso dei ricordi e
siamo inondati con gioia da un fiume in piena.
C è la signora Giovanna che fa rivivere gli aneddoti legati alle riprese
del film “Il Segreto di Santa Vittoria ” con Anthony Quinn, ribattezzato
in loco Antonio e Quinto . C'è Amerigo, idraulico dei vips, che ci parla
dei rubinetti d oro installati in casa della famiglia Pacelli quando in
paese non c era ancora l acqua corrente. Ci fermeremmo ma la notte ava n
z a . Ci salutiamo con la promessa di rivederci presto.
sabato 16 dicembre
Oggi siamo a Vallinfreda. Forti dell’esperienza del giorno precedente,
pensiamo di dover accogliere gli ospiti, invece… coup de théâtre: sono
loro che accolgono noi. Prima di tutti il vicesindaco, Alberto, che con
un cordiale sorriso ci accompagna nell’Aula Consiliare già gremita di
persone, in prevalenza anziani, nelle retrovie anche dei giovani. Arriva
l’assessore Saccucci, simpatico e cordiale, poi Giovanna, detta
confidenzialmente Giò, che ci aiuta a montare i leggii della “scena”.
Manca solo il sindaco, il professor Piero, ma arriva quasi subito e ci
presenta. Gloria nuovamente introduce il progetto e cominciamo
senz’altro. Il racconto li aggancia fino a farli cantare con noi. Siamo
reciprocamente entusiasti. Ci intratteniamo a lungo: parliamo col
parroco che ci ringrazia per averlo aiutato a rivivere la sua infanzia
in Toscana e i racconti di notte attorno al fuoco; un signore ci confida
di aver trascritto le sue memorie di prigioniero di guerra e ci promette
di consegnarcele, Luciano, il presidente dell’Associazione Anziani, ci
assicura la piena disponibilità per la raccolta di adesioni. Facciamo un
ultimo brindisi con lo champagne offerto con eleganza dal sindaco e ci
congediamo. L ultima signora che ci stringe la mano dice di chiamarsi
Provvidenza. Ci sembra un buon segno. Ripartiamo con un passeggero in
più: abbiamo raccolto nella piazza del paese un cucciolo. Si chiama Nino
e sarà adottato da Davide del Teatro Belli di Roma. La Provvidenza ha
colpito, speriamo che continui.
domenica 17 dicembre
Siamo a Vi varo Romano. È domenica e la piazza del paese è deserta .
Siamo un po preoccupati. Il Centro Anziani è più raccolto dei posti
finora praticati ma comunque accogliente. Gaetano, il sindaco, e
Beatrice, la giovane e intraprendente assessore alla cultura , ci
spiegano che oggi ci sono le partite e anche un matrimonio importante
che ha coinvolto tutto il paese. Bisogna aspettare. L attesa è premiata.
In poco tempo la saletta è gremita e possiamo iniziare. Ormai la formula
è collaudata e dopo lo spettacolo ci intratteniamo come al solito a
chiacchierare e a gustare il rinfresco offerto gentilmente dall
Amministrazione. Siamo soprattutto entusiasti di alcuni dolci tipici:
miele e noci racchiusi in due foglie di alloro, anche questa è una
scoperta: incominciamo a conoscere la Valle dell'Aniene. Ci congediamo
con la promessa di nuovi racconti e nuove ricette. N i n o, che è ancora
con noi, fa il giro della piazza del paese, alcuni anziani commentano le
sue origini: potrebbe essere incrociato con un lupo. Ma un lupo lupo.
Rabbrividiamo, ma questa è un altra storia.
martedì 19 dicembre
È la volta di Riofreddo. Siamo in un luogo pieno di storia, forse di
fantasmi e quindi di racconti: il Museo Civico delle Culture Villa
Garibaldi, bello e suggestivo. Ci fa strada il nostro anfitrione,
l’assessore alla cultura Gabriele. Prepariamo il buffet e aspettiamo.
Anche questa volta siamo sorpresi: nonostante il freddo e la strada
impervia, delle persone fanno capolino. Dapprima una coppia anziana, si
siede e chiacchiera con noi. Poi Peppino, il presidente del Centro
Anziani, Carmine, il vicepresidente, e una serie di personaggi tra cui
spiccano le gemelle Elvira e Maria, 83 anni e vitalità da vendere. Si
fanno fotografare e riprendere da noi dietro la storica scrivania della
famiglia Garibaldi, sorridono e scherzano e promettono di raccontarci
un’infinità di storie legate alla Villa. Come anteprima ci regalano
un’immagine eccezionale: loro bambine che vengono salutate da Costanza
Garibaldi che si sporge dalla portantina con la quale era solita
spostarsi dalla Villa al paese. Partiamo soddisfatti non senza prima
aver fatto scorta dei famosi dolci all’alloro che scopriamo provenire
dal forno di Riofreddo.
giovedì 21 dicembre
Arsoli. Incontriamo subito Claudio, il sindaco, che ci accompagna al
Circolo Anziani. L’atmosfera all’interno è proprio quella dell’osteria
di altri tempi: alcuni giocano a carte, altri chiacchierano attorno al
fuoco del camino. Il presidente del Circolo era un po’ in ansia perché
ci stavano aspettando, in effetti il traffico pre-natalizio era intenso
e siamo stati in coda per quasi 2 ore, disperando di arrivare puntuali,
ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Beviamo qualcosa insieme e questa volta
il vino scorre, sarà appunto per via dell’atmosfera. Arrivano due
gentili signore, bevono aranciata e sono un po’ intimorite dal fatto di
essere le uniche donne. Cominciamo a illustrare il progetto e poi
passiamo alla nostra piccola esibizione che questa volta dedichiamo al
professore di lettere in pensione seduto tra il pubblico. Alla fine
nonostante gli applausi, abbiamo la sensazione che l’attenzione non sia
stata pari alle altre volte ma, poco prima di congedarci, veniamo
trattenuti dal sindaco e da Luca, assessore alle politiche sociali, che
sono molto interessati al nostro progetto e ci propongono un
coinvolgimento dei giovani del paese, assenti a questo incontro forse a
causa dell’esclusività del luogo. Partiamo rinfrancati.
venerdì 22 dicembre
L’ultima tappa delle nostre fatiche è Anticoli Corrado. Quando
fermiamo la macchina nella piazza siamo immersi in un clima festivo:
luci, gente che va e che viene scambiandosi gli auguri, sorrisi caldi e
amichevoli. Questo paese è così bello che ci sembra di essere in un
presepe. Ci accoglie Giovanni e incrociamo il sorriso di Antonietta, una
nostra cara amica anticolana di adozione, che ci è venuta a trovare.
Scarichiamo ed entriamo nella sala dove è previsto il nostro incontro.
Purtroppo siamo immediatamente costretti a ricaricare: un problema
tecnico ha impedito di riscaldare la sala e fa troppo freddo. Siamo
preoccupati, ma la presenza di spirito di Vittorio, il sindaco, risolve
la situazione: l’appuntamento viene spostato nella bella Aula Consiliare
e parte subito il tam tam per avvertire la popolazione. Non dobbiamo
aspettare molto perché le prime persone arrivino, e ne continuano ad
arrivare, in breve la sala è piena di gente cordiale che mangia e beve
con noi volentieri. Sarà il clima di vigilia, ma sembra proprio una
festa. Sapendo che la lunga tradizione artistica di Anticoli è un grosso
vanto per i suoi abitanti, capiamo subito che qui ci sarà molto
materiale da raccogliere e molto lavoro da fare. Ci presentiamo.
Ascoltano e commentano, sono molto allegri. Cominciano già a raccontare.
Non appena si tocca uno dei possibili argomenti, l’amore, un gruppo
folto grida: “alberuccio! , che ci spiegano poi essere stato un luogo di
primi incontri fra innamorati. Ci esibiamo contagiati dal clima e ci
mettiamo grande energia, quando finiamo tutti applaudono entusiasti. La
gente se ne va alla spicciolata, alcuni rimangono a chiacchierare, tra i
quali Luciano, l’assessore alla cultura, che commenta con molta
sensibilità la nostra esibizione. Partiamo felici, stanchi e pronti ad
affrontare questo affascinante lavoro. Ora però è tempo di festeggiare,
assieme ai nostri “vecchi , il Natale.
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Il laboratorio
Dopo la pausa natalizia i nostri incontri riprendono il
quindici di gennaio sotto forma di laboratorio. Entriamo quindi nel vivo
del lavoro, sapendo che ora dovremo stimolare gli abitanti dei vari
paesi a farsi attori e testimoni delle loro memorie. Lo scopo è quello
di raccogliere, attraverso l’utilizzo di un supporto video, storie
personali e perciò vitali, vibranti, dove il territorio, come una
scenografia teatrale, sia sempre presente: uno sfondo naturale e
imprescindibile. Nostro desiderio è quello di drammatizzare, in
un’eventuale fase successiva, il materiale raccolto e dare così vita a
un passaggio intergenerazionale, attraverso l’esperienza scenica che
vede giovani e anziani reciprocamente attori e autori delle loro storie.
Abbiamo cercato, con la collaborazione delle autorità locali, di
riservare almeno due incontri al mese per ogni comune con scadenze
regolari, per dare un senso di continuità e perché l’appuntamento con
noi potesse diventare una consuetudine. Il tono informale da noi scelto
ha dato fin dal primo momento degli ottimi risultati: la sensazione era
quella di trovarsi tra amici per ricordare insieme i vecchi tempi. I
nostri appuntamenti, dunque, sono stati video ripresi con l’intento
dichiarato di ottenere un documento filmato che potesse già far
risaltare l’aspetto spettacolare del racconto, secondo un’idea di
“teatro” come comunicazione diretta di cose che ci riguardano
intimamente e che sono in grado di emozionarci. La composizione dei
gruppi con i quali abbiamo avuto l’enorme piacere di lavorare era
estremamente eterogenea, come del resto le identità dei paesi ci sono
sembrate da subito peculiari e differenti nonostante la vicinanza che li
lega.
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Vivaro Romano
lunedì 15 gennaio
A Vivaro Romano abbiamo lavorato con un gruppo abbastanza ristretto ma
tenace, i cosiddetti “pochi ma buoni . Di tanto in tanto però nel Centro
Anziani, dove si svolgevano gli incontri, riscaldato per l’occasione da
un’efficientissima e nuovissima stufa a gas, facevano capolino diversi
personaggi che a volte rimanevano con noi incuriositi dalle nostre
chiacchiere, altre si eclissavano velocemente. Il giorno del nostro
primo appuntamento i partecipanti entrano a piccoli gruppi. C’è una
donna molto anziana con un viso bellissimo, Maria, c’è il vice sindaco
con la moglie, la giovane del gruppo, Antonietta, madre di due ragazzi
di cui il più piccolo viene spesso coinvolto nei nostri incontri, c’è
sua suocera, Maria e un’altra Maria che ha portato anche il fratello,
molto più anziano di lei e, ahinoi, con qualche problema di udito. Il
clima è da subito cordiale. Proponiamo il primo catalizzatore di
memoria: l’amore. Per aiutare i nostri amici a immergersi nel loro
passato e a raccontarlo, utilizziamo una colonna sonora di vecchi
successi, da Peppino Di Capri a Milva, con una richiesta unanime:
Claudio Villa. L’espediente funziona meglio del previsto, bastano poche
note e la musica non è più necessaria. Le Marie ci parlano a turno degli
“amori rubati”, degli altarini dei Santi infiorati a maggio che il paese
ospitava nei suoi crocevia e dove i giovani avevano occasione di
scambiarsi qualche sguardo e qualche parola. Delle feste di carnevale
spiate dalla finestra, delle proibizioni dei genitori. Emerge un dato
curioso, nessuno dei presenti ha mai ballato, ma cantato si, quello
tanto, nei campi a squarciagola.
lunedì 29 gennaio
L’amore porta ad altre considerazioni. Si parla molto del paese, di come
fosse difficile, una volta, raggiungerlo o lasciarlo, della difficoltà
di poter continuare gli studi. Mario, infatti, nonostante una spiccata
predisposizione è stato costretto, suo malgrado, ad abbandonare la
scuola. Frequentarla significava partire all’alba e ritornare la sera
tardi, non rimaneva più tempo per occuparsi della famiglia e allora
bisognava scegliere… Antonietta ci racconta di come, in tempi
relativamente recenti, sia stata obbligata ad andare in collegio dalle
suore a Roma. Già, le suore… Una volta c’erano anche qui, se lo
ricordano bene Maria 1 e 2 e anche la moglie del vicesindaco. Si
occupavano dei bambini quando i genitori erano nei campi. Distribuivano
qualche leccornia: farina lattea nei palmi delle mani che loro leccavano
avidi. Con le suore, in estate, da grandicelle, si organizzavano merende
nei campi,giochi castissimi di giovinette.
martedì 13 febbraio
Aria di Carnevale. Maria 1 ha portato le chiacchiere. Buonissime. Si
mangia e si beve. Le sorprese non finiscono qui, abbiamo infatti
l’opportunità di osservare delle bellissime foto d’epoca che ritraggono
nonne in piedi con le gonne plissettate e i corsetti stretti, bambine in
posa con le facce da bambola, gli occhi sgranati e i pizzi bianchi, alle
loro spalle scorci del paese di una volta. Grazie a Maria 2 dalle foto
si materializza uno scialle che lei ci ha gentilmente portato,
perfettamente conservato, tanto da sembrare nuovo. Un capo
d’abbigliamento che veniva usato dalle donne sulle spalle e chiuso ad
incrocio nella cinta della gonna.Antonietta non è da meno, ci fa vedere
un documento che altro non è che una dote, con tanto di cifre, quantità
ed accordi fra le parti, una vera chicca. Il clima di festa comunque ci
contagia, dal carnevale si passa ai matrimoni, alle cene e ai pranzi
preparati in casa, perché i ristoranti allora non c’erano. E cosa si
mangiava per festeggiare? Pecora naturalmente, qualcosa del maiale e la
pasta fatta in casa dalle donne, giorni e giorni di preparativi stando
insieme. Chiudiamo con il racconto di Salvatore che rievoca la fatica
gioiosa dei pali della cuccagna, la ciambella rituale e i confetti che
si gettavano all’aria nei matrimoni e che lui, bambino, raccoglieva da
terra con grande affanno.
martedì 27 febbraio
Oggi si parla di mestieri. Del duro lavoro dei campi, del maiale da
accudire per bambine troppo piccole e dei secchi d’acqua presi alla
fontana e trascinati faticosamente a casa, cinque chili l’uno. L’acqua
corrente non c’era, le condizioni igieniche scarse, la luce elettrica
niente, nemmeno quella.Antonietta ricorda come la mamma facesse, negli
anni cinquanta, il bucato con la lisciva prima dell’avvento della
lavatrice. Una volta, ci racconta, era scivolata, tutta vestita a festa,
sul sapone gettato fuori di casa dalla vicina. Già, il vice sindaco,
Salvatore, ricorda che si gettavano ben altre cose dalla finestra.
Indovinato? E’ un racconto da cabaret quello che ci regala Salvatore,
supportato dalla moglie che quasi non riesce a parlare, soffocata dalle
risate. Un fidanzato incauto si era nascosto sotto una finestra
rimanendo vittima dell’usanza del tempo. Il giorno dopo andando ai campi
con il mulo, assieme alla fidanzata, questa gli chiede: “Ma non senti
anche tu odore di…?”
venerdì 13 marzo
E’ il nostro ultimo incontro per quanto riguarda il laboratorio.
Terminiamo con una nota dolce. Maria parla di un rapporto stretto fra
gli anziani e i bambini del paese, un rapporto di scambio e di sostegno
reciproco. Ci colpisce e intenerisce soprattutto quando Maria e
Antonietta parlano dell’”intrattenimento”. Era usanza infatti dire ai
propri figli, quando si doveva scendere a lavorare nei campi, di andare
da tale o talaltro a chiedere in prestito l’”intrattenimento . I bambini
andavano ubbidienti a prendere questo misterioso oggetto e allora gli
anziani li facevano entrare in casa e con la scusa che dovevano cercare
questo “intrattenimento , rimanevano con i bambini per ore, prendendosi
cura di loro e riempiendo il tempo con la loro festosa presenza. Una
forma solidale e gratuita di baby sitting.
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Roviano
mercoledì 17 gennaio
Il gruppo di Roviano è quello dei “ giovani”. Sono quasi tutti coetanei
di un’età compresa tra i quaranta e i cinquant’anni. Sono simpatici,
estroversi e spiritosi. I loro ricordi sono, ovviamente, più recenti, ma
non per questo meno affascinanti, anzi, colmano quel lasso di tempo che
ha visto la Valle dell’Aniene trasformarsi da società prevalentemente
rurale a società post-industriale. Anche i loro approcci risultano
interessanti. Era il tempo dei dischi in vinile, dei gruppi rock e della
contestazione. Tutto questo è stato da loro vissuto nei cosiddetti “club
, surrogati delle discoteche, sorta di locali autogestiti dove, con
l’ausilio di qualche candela e un mangiadischi, si stava insieme e
sbocciavano gli amori. Tonino è un veterano e ci racconta di questa
specie di “occupazione : i ragazzi – maschi – individuavano una cantina
abbandonata e l’allestivano allo scopo: un allaccio volante alla
fornitura elettrica, bottiglie di whiskey e tutti i dischi che si
riuscivano a trovare per poter ballare… i lenti, naturalmente. Ma tutta
questa modernità non deve trarre in inganno: i genitori erano sempre
molto severi e molto presenti e anche se le ragazze potevano portare la
minigonna, non era loro consentito fermarsi nei bar. Diversa storia per
Maria che è una campana trapiantata. Lei è stata lasciata libera di
innamorarsi del suo bel militare di leva e di seguirlo per sempre a
Roviano.
giovedì 1 febbraio
Si parla sempre d’amore. Abbiamo ascoltato della musica, la volta
precedente, e chiesto di individuare una colonna sonora personale. Il
gioco si accende. Maria ricorda di come, sul terrazzo della sua casa di
ragazza, mettesse a tutto volume un disco dei Pooh per attirare
l’attenzione del futuro marito militare. Per Alfa la “Canzone del
silenzio” è una vertigine che la fa sentire risucchiata nel tempo. Per
Anna sono i dischi di De Andrè, come “Il pescatore”, a costituire il
filo che la lega alla sua storia d’amore con Tonino, il quale sorride
sornione. Ci raccontano che si sono incontrati perché lei era venuta a
Roviano a fare la bibliotecaria, attività che svolge ancora, anche se la
biblioteca attuale, dove peraltro avvengono i nostri incontri, non è la
stessa di un tempo. Parliamo del paese allora, di come è cambiato.
Facciamo la genesi dei bar, che prima erano osterie o spacci e poi si
sono dotati dei primi juke box. Parliamo delle bottiglie di gazzosa con
la pallina e del “boschetto”, luogo d’incontri galeotti, dalla seducente
penombra, lontano dagli sguardi indiscreti degli adulti. Il gruppo è
sensibile, spieghiamo l’importanza del racconto personale come mezzo
espressivo e dei colori che lo animano.
giovedì 15 febbraio
Sabrina, una nuova partecipante, porta delle deliziose frappe fatte
dalla mamma. Tonino, invece, ha provveduto a rifornire la compagnia di
ottimo tè bollente. Angela riprende da dove avevamo lasciato. Ci
racconta la sua esperienza. Da giovane si era innamorata di un ragazzo,
poi divenuto suo marito, di un paese limitrofo. Questa cosa provocava
non pochi problemi, bisognava nascondersi per vedersi all’insaputa dei
genitori. La volta precedente avevamo affidato loro un compito: portare
degli oggetti che avessero un significato particolare. Prima di
mostrarci il suo contributo, Giovanna ci delizia con questo aneddoto: il
giorno del suo matrimonio, avvenuto ad Anticoli Corrado, suo paese di
provenienza, avendo scambiato un rumore di macchine per l’arrivo dello
sposo, si è ritrovata da sola all’altare ed è stata costretta quindi ad
abbandonare la chiesa per aspettare il suo promesso nascosta dietro un
cespuglio. Di quella memorabile giornata ci fa vedere il suo album di
nozze. Lei è sorridente in bianco, le mamme e le nonne sono ritratte, un
po’ impacciate, nei loro vestiti migliori. Giovanna spiega, tra
l’ammirazione dei presenti, di come li abbia cuciti lei stessa perché
allora, siamo nei primi anni ’70, non era facile trovare in paese abiti
di confezione. L’album fa da catalizzatore, le persone vi si raggruppano
intorno, riconoscono amici comuni, parenti, scorci del paesaggio.
L’atmosfera è gioiosa, densa di ricordi. Maria estrae un telefono tipo
“grillo” e ce lo mostra commossa rievocando le lunghe conversazioni
d’amore.
giovedì 22 marzo
E passato un po di tempo durante il quale, però, ci siamo visti comunque
perché Roviano ha ospitato due incontri del ciclo intitolato Il racconto
tra realtà e finzione , che ha raccolto molto successo. Per chiudere il
laboratorio, oggi abbiamo deciso di parlare degli avvenimenti politici
degli anni 70 e di come venissero visti e assorbiti dal paese. Tonino
racconta delle occupazioni scolastiche a Ti v o l i , dei gruppi
politicizzati, della divisione tra militanti di destra e di sinistra. Lo
spirito paesano però in questo caso prevaleva , impedendo quella
violenza che altrove esplodeva con rabbia. I volantinaggi poi, spesso
sconfinavano nella goliardia, senza infierire troppo crudelmente sul
nemico. Ci parlano della costruzione dell'autostrada, di come abbia
portato lavoro e gente in paese e di come tutto dopo sia cambiato in
meglio e anche in peggio. Ora spostarsi è più facile, ma l impatto
ambientale è stato notevole: il paese si trova attualmente schiacciato
tra la valle e il viadotto, senza possibilità di sviluppo.
Dall'autostrada si passa alla ferrovia e alla rievocazione di una
gioiosa ma anche coraggiosa protesta che ha visto tutti i rovianesi
occupare i binari cantando, ballando e mangiando salsicce, dall'alba al
tramonto. A questo proposito, scopriamo che Tonino è un gaudente, fa
infatti parte di una confraternita dedita al culto della “marzella” ,
che in dialetto significa asparago. Questa associazione dai molteplici
scopi scatena la nostra simpatia. Scopriamo tutta la vena artistica di
Tonino che per la “marzella” scrive componimenti satirici e disegna
vignette di grande umorismo, del resto già sapevamo che si occupava di
teatro e cinema con la sua associazione culturale Raggio Verde e, a
questo proposito, ci diamo appuntamento per la domenica successiva.
Roviano, infatti , con il suo piccolo teatro, gestito dal parroco Don
Santino, che ringraziamo, in collaborazione con l associazione di Tonino
e con l appoggio di Laura, assessore alla cultura, ospiterà il nostro
spettacolo “Un bacio a mezzanotte che rappresenta la festa conclusiva di
tutte le nostre attività.
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Riofreddo
lunedì 22 gennaio
Quel po’ di freddo che questa annata particolarmente mite ci ha regalato
si fa sentire. E Riofreddo preannuncia già nel nome il suo clima
pungente. Quando entriamo nel Centro Anziani del paese, però, ci
ritroviamo immersi in un atmosfera calda, piacevole. Gli anziani, e sono
molti, uomini e donne, sono seduti lungo le pareti della stanza,
riscaldata da una stufa a legna. Qui troviamo facce conosciute, come le
gemelle che avevano il forno o l’ex pastore che ci ha illustrato tutte
le restrizioni alimentari che il medico gli ha prescritto data l’età.
C’è Amalia, forza trainante del gruppo, donna acuta e divertente,
Luigina, che in seguito diventerà un aiuto prezioso e un’ottima
collaboratrice. Si aspettano un altro spettacolo fatto da noi e invece
rimangono piacevolmente colpiti quando spieghiamo che saranno loro gli
attori d’ora in avanti. L’amore richiama alle loro menti tante cose,
compreso il sesso, su cui le battute e le risate si sprecano. Il nostro
amico pastore racconta un aneddoto che lo vede giovane a pascolare le
pecore: all’improvviso si imbatte in una coppietta che “sta a fare cose”
(risate generali) e allora lui decide di fare uno scherzo e con il suo
bastone da passeggio ruba tutti gli indumenti, soprattutto quelli
intimi, lasciando i due ignari nudi nei campi. Ma non mancano i
sentimenti e allora la signora Luciana racconta commossa di quando si
sposò durante la guerra e non potè sulle prime consumare il matrimonio a
causa della brevità della licenza dello sposo, che avrebbe dovuto
imbarcarsi la sera stessa.A seguito di un contrordine la nave salpò il
giorno dopo e così lo sposo tornò indietro, accolto con gioia e
trepidazione dalla sua novella. Elvira e Maria ci parlano divertite
degli scambi di persona e degli equivoci di cui, a causa della loro
somiglianza, sono stati vittime i rispettivi fidanzati. E poi ancora del
lavoro al forno, delle doglie del parto mentre impastavano il pane, del
lavoro a servizio presso villeggianti celebri, come Rossella Falk, delle
lettere dalla prigionia dei mariti, scritte fitte col lapis... insomma,
i ricordi sono un fiume inarrestabile, con un solo incontro abbiamo
raccolto una impressionante quantità di materiale.
martedì 6 febbraio
Ancora molto freddo, c è ghiaccio e neve in strada, il nostro gruppo si
è assottigliato. “ E h , è una brutta stagione, dovevate venir la
primavera o l estate! Così ci dicono i pochi coraggiosi che hanno
sfidato il tempo inclemente. “Quelli hanno paura di cadere e rompersi
una gamba, con queste strade! G i à , le strade, ora grigie d asfalto e
un tempo bianche di sterrato. Le puliva n o gli abitanti, reclutati dal
Comune: “Opera natura, la chiamava n o, e nessuno era pagato. . . Il
racconto prende il via. G r a n d e protagonista è Carmine, un narratore
nato, con tempi eccezionali e gusto dell effetto. La sua espressività è
a stento contenuta dai primi piani che gli facciamo, a volte sfuggono
gli occhi, a volte le m a n i . Racconta della guerra, dei tedeschi,
degli aerei inglesi, della bella zia Gina che veniva corteggiata dagli
occupanti. La zia Gina che ancora c è ed è ancora bella: “Che se la vede
ora , ma...le da...che so? Sessant'anni, mica de più! La zia Gina
riempie l'aria mentre sfida il tedesco che bussa alla sua porta, mentre
protegge, in un abbraccio del suo corpo, Carmine bambino dalle raffiche
di un aereo inglese, mentre gli insegna a rubare i polli “...che c era
tanta fame!”Accanto a lui, sorridente e complice, c’è Peppino, il
presidente del Centro. Come una vera spalla da l’imbeccata giusta
all’amico che racconta, poi è il suo turno e ci parla dell’importanza
della famiglia Garibaldi per Riofreddo, con una moltitudine di figli di
contadini che vengono battezzati Menotti per godere della protezione dei
Signori, e ancora della villeggiatura, degli “stranieri”, dei
proprietari terrieri, degli avvocati e dei calzolai, di Villa Celeste,
attualmente ristorante dove tuttora si mangia bene la pasta fatta a mano
da Luisetta, una signora dalla risata contagiosa che ci racconta del
primo incontro ravvicinato, avvenuto in tempo di guerra, con il tè,
bevanda esotica e molto misteriosa. Prima di congedarci facciamo
conoscenza con Matteo, un altro giovane della compagnia locale delle
Riofreddane. Ci solletica un’idea. Il materiale raccolto è già
moltissimo e potremmo tentare un esperimento, continuare il laboratorio
con i due giovani amatoriali di Riofreddo per allestire un reading che
contenga una rielaborazione teatrale di queste memorie.
martedì 13 febbraio
L’idea è piaciuta e ha riscosso anche l approvazione dell assessore alla
cultura Gabriele che metterà a disposizione una sala del Museo Civico
delle Culture Villa Garibaldi per l esibizione. Il reading viene
intitolato Dedicato all amore ”, una scelta di brani di vari autori sul
tema. Ci sono i poeti latini, i lirici greci, Aristofane, Shakespeare,
Goldoni ,Mérimée. La parte finale è una sorpresa , sarà infatti proprio
l elaborazione dei racconti dei nostri amici a chiudere in bellezza.
Chiamiamo questa ultima tranche
Dedicato a voi , l interpretazione è affidata a Luigina e Matteo
protagonisti di questo passaggio di testimone fra generazioni. Abbiamo
scelto di comporre questa lettura utilizzando testi di varie epoche e
con strutture eterogenee come la prosa, la poesia , il verso, in modo da
poter lavorare con i ragazzi su diverse forme di linguaggio teatrale e
fornire loro la possibilità di affrontarle con una maggiore
consapevolezza. Abbiamo quindi dato inizio alla prima lettura. Da
principio un po titubanti, Matteo e Luigina sono però molto contenti
delle nostre scelte, soprattutto si emozionano sulla scena del balcone.
“ Sapete ” ,confessano, noi di solito si lavora in dialetto. . .
martedì 20 febbraio
Ci incontriamo la sera al Museo. Prima di metterci a lavorare procediamo
con un sopralluogo che ci fornisce da subito un argomento da affrontare
con Matteo e Luigina: la location e gli elementi tecnici che servono per
dare compimento ad una esibizione dal vivo. Silvestro ha portato una
colonna musicale che valutiamo insieme. Ci soffermiamo sul valore della
musica come supporto espressivo, ne discutiamo con i ragazzi facendo
esempi che possano rendere immediatamente comprensibile l importanza
della scelta musicale. Nonostante i nostri incontri non siano stati
molti e già ci prepariamo ad affrontare il pubblico, rimaniamo
piacevolmente colpiti dai risultati ottenuti con i nostri due giovani
amici . Ancora qualche suggerimento e la prova si chiude con grande
soddisfazione reciproca, al punto che decidiamo di proporre una replica
dello spettacolo anche al vicino comune di Va l l i n f r e d a .
L'assessore Saccucci ne è entusiasta.
sabato 24 febbraio
Prepariamo tutti assieme lo spazio. Proiettori, fonica e leggii che
abbiamo portato da Roma. I nostri amici, impeccabilmente vestiti di
nero, ci assistono, si danno da fare con serietà ed impegno. Procediamo
con un’ultima prova tecnica dopo la quale ci rilassiamo un po’ in attesa
del pubblico che non tarda a venire. Siamo meravigliati dalla
partecipazione, la sala basta appena a contenere le persone presenti,
alcuni sono costretti a rimanere in piedi. Il reading ha un successo
inaspettato, soprattutto la parte finale. Scorgiamo Peppino e Carmine
sul fondo emozionati e compiaciuti nell’ascoltare le loro parole mutate
in opera teatrale. Luigina e Matteo hanno recitato con una sensibilità
rara appena velata dall’emozione. Noi li abbiamo sostenuti con la nostra
capacità professionale. Lo scambio è stato proficuo e reciproco. La
conclusione vede un esplosione di applausi. La gente ci stringe le mani
e ci ringrazia per averle regalato un pomeriggio “lontano dalla
televisione”. Domani si parte in tournée…
domenica 25 febbraio
… Il tempo è davvero inclemente, piove e fa molto freddo. Il reading si
svolge nella biblioteca comunale di Vallinfreda che l’assessore Saccucci
ha disperatamente tentato di riscaldare.
Ha il raffreddore e la febbre ma è intervenuto lo stesso. Lo troviamo
accoccolato vicino ad una stufetta. Dispera che vi sia presenza di
pubblico: “Mannaggia, con questo tempo…” e invece da lì a poco,
addirittura in anticipo sull’orario previsto, arrivano i primi
spettatori. C’è una nutrita rappresentanza di anziani del Centro,
signore e signori venuti da Roma e persino una bambina seduta in prima
fila. Matteo e Luigina, ormai due veri professionisti, attaccano
risoluti, noi li incalziamo. E’ un reading molto divertente con il
pubblico che partecipa e interviene: sospira sulle frasi d’amore,
sorride e ride rumorosamente delle licenziosità di Aristofane e delle
malizie di Mirandolina, si sdegna della morte violenta di Carmen, ma il
pezzo forte deve ancora venire. Le memorie di Riofreddo diventano le
loro stesse memorie e annuiscono ai riferimenti all’amore rubato, al
peso delle conche portate sulla testa, al ricordo delle strade bianche e
della fame e della guerra. Replica riuscita, successo replicato. Ci
incontriamo tutti al bar per un tè caldo offerto gentilmente dal
sindaco.
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Anticoli Corrado
mercoledì 24 gennaio
Arriviamo ad Anticoli con la neve. La sala parrocchiale dove dovevamo
tenere gli incontri è inagibile per mancanza di riscaldamento. Ci
rifugiamo in un bar a bere tè caldo insieme agli unici intervenuti:
Birgitt, un’artista tedesca che vive ad Anticoli sulle orme di un’antica
tradizione, e la sua amica Paola, che ha portato con sé la sua bambina.
Birgitt si rivela da subito un aiuto prezioso, parla con l’assessore
Luciano e velocemente la seduta viene trasferita al Centro Anziani.
Attorno ad un tavolo che sembra quello della cucina di casa, ingombro di
panettoni, pandori e vino verace, chiacchieriamo con Franco, Romolo,
Alfonso, Maria e Antonio. Franco, occhi vivaci, verdi, e una faccia da
attore, si rivela un vero istrione e ci racconta tantissime cose sul
passato del paese e dei suoi abitanti. E’ stato il leader del gruppo
folkloristico locale di cui ci mostra diverse foto dove compare in abiti
tradizionali mentre balla il saltarello. Il gruppo, ci dice, era molto
folto e conosciuto non solo nei dintorni, partecipava infatti a grandi
raduni nazionali,delle vere e proprie tournée, portando ovunque, anche
negli alberghi che lo ospitavano, musica e buon umore. Antonio ne era
l’anima musicale. Ci dice di non saper leggere le note, esegue il suo
repertorio a orecchio, inclusa la marcia dei bersaglieri. Il suo
strumento è l’organetto. Birgitt lo sollecita a suonare ma Antonio
declina l’invito: ha subito un grave lutto, la perdita della moglie e
non se la sente. E poi è fuori esercizio, ha ottantatre anni, anche se
per spirito e vitalità non li dimostra e le dita non sono più quelle di
una volta. Ritornando all’amore, riguardo alle tecniche di seduzione e
approccio, Franco ci racconta una singolare usanza che ci verrà in
seguito confermata anche negli altri paesi. Quando una ragazza lasciava
il fidanzato significava, agli occhi delle altre fanciulle, che
quest’ultimo aveva qualche brutto o misterioso difetto, quindi era molto
difficile fidanzarsi per lui nuovamente. Allora la domenica il ragazzo,
assieme a qualche amico, si appostava fuori dalla chiesa e quando l’ex
fidanzata usciva la bloccavano, le sollevavano la gonna e le davano una
sculacciata simbolica – detta la “schioppa” – che però diventava per lei
motivo di vergogna. Entrambi disonorati, non avevano altra scelta che
ritornare insieme e vivere felici e contenti. Fuori nevica fitto, ci
congediamo da quella stanza calda e familiare un po’ a malincuore.
martedì 6 febbraio
Maria ci parla delle erbe, della misticanza che una volta si seminava e
si raccoglieva, dell’arte di saper riconoscere le piante e le loro
proprietà. Un po’ maga, un po’ strega, la sapienza della donna sa di
antico. Anche Birgitt ha qualcosa di magico, riesce infatti a convincere
Antonio ad andare a prendere l’organetto. Ce lo mostra orgoglioso, gli
chiediamo di imbracciarlo. Le mani si appoggiano sui tasti. L’antica
passione ha il sopravvento. Antonio ci regala un gioioso, emozionante
saltarello. Giuseppe, un complice indiavolato, batte il ritmo sul
tamburello. Impossibile stare fermi, la videocamera balla. Alla fine
l’applauso è d’obbligo. Giuseppe, con un po’ di amarezza, ci spiega che
i giovani non sono molto interessati a questo tipo di musica e che la
tradizione si perderà. Ci racconta di aver persino tentato l’esperimento
di dimostrare che la base ritmica del saltarello e della musica da
discoteca è pressoché identica e quindi ballabile allo stesso modo.
Niente da fare, i giovani si imbarazzano di fronte a un passato che sa
di vecchio e di paesano, preferiscono identificarsi con i miti lontani,
i rappers metropolitani o il pop delle hit parades.
martedì 20 febbraio
Il tempo è sempre inclemente. I nostri anziani sono tappati in casa e,
del resto, come dargli torto? Qualcuno però si è spinto fino al bar
della piazza per la rituale partita di scopone. E’ lì che troviamo
Antonio. Lui però non gioca ed è molto più contento di seguirci al
Centro, dove ci aspetta anche Franco. E’ un vero e proprio momento di
teatro. I loro racconti serrati, pieni di umori e di sentimento, ci
lasciano con il fiato sospeso. Ci portano nel loro mondo lontano di
contadini, di semine, di mulini, di sussiegosi proprietari terrieri, di
corredi intessuti a mano, di fiere del bestiame, di beghe e di scambi,
di muli carichi di pesi, degli agnelli e dei maiali sacrificati per la
sopravvivenza, della terra generosa e matrigna, del freddo, della fame,
dei santoni e della guerra.
martedì 6 marzo
Anche questa volta troviamo Antonio e Birgitt seduti al bar in piazza ,
finalmente all aria aperta, il clima si fa man mano più clemente anche a
queste quote. Li precediamo al Centro Anziani e abbiamo il tempo di
vedere da una finestra il gran daffare che si da Birgitt per convogliare
qualche anziano al nostro incontro. Alla fine ci ritroviamo in quattro,
poco male, ne approfittiamo per chiedere a Birgitt di parlarci degli
artisti che hanno gravitato a lungo nella zona di A n t i c o l i ,
rendendola una località conosciuta un pò ovunque. Il suo racconto
personale comincia negli anni settanta , in una fase comunque di declino
rispetto ai lustri del passato. Ci spiega che gli artisti un tempo
percorrevano grandi distanze a piedi, diciamo che è stato così, in modo
casuale e fortuito che Anticoli è diventata un polo di attrazione per
pittori, scultori, poeti . A tal proposito non possiamo non ricordare le
famose modelle anticolane, donne dai corpi statuari che divennero anche
mogli di artisti e ogni tanto artiste a loro volta, qualcuna superando
talvolta il proprio maestro. La conclusione del nostro incontro si
focalizza su una recente manifestazione di Carnevale tenutasi a Roma,
Birgitt ci fa vedere molte fotografie di opere d arte che sono state
esposte in questa occasione, come pure quelle riguardanti la mitica
Marmotta, pupazzo monumentale che hanno costruito anche quest anno,
appunto per il Carnevale. Inutile dire che i bambini ne sono andati
matti. Birgitt deve scappare, ha un appuntamento, scendiamo con Antonio
al bar a bere un buon bicchiere di vino bianco e a chiacchierare; è una
cosa davvero piacevole. Bé, si può proprio dire: qui ad Anticoli abbiamo
trovato di sicuro più di un amico.
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Vallinfreda
lunedì 29 gennaio
Vallinfreda ha una popolazione di anziani molto nutrita e questo, oltre
alla presenza trainante di Luciano, presidente del Centro Anziani, fa sì
che le attività a loro dedicate siano seguite con un occhio di riguardo.
Il Centro Anziani è accogliente, tenuto con cura, un luogo in cui è
piacevole riunirsi e passar del tempo. Appena pronunciamo la parola
“teatro” le signore ci raccontano delle loro performances di
artiste-cantanti. Veniamo a sapere che a Vallinfreda c’è stata molta
attività canora nel passato. Le radici sono nel lavoro dei campi, dove
venivano intonate strofe a risposta per passare il tempo e sentire meno
la fatica. Vallinfreda possiede addirittura un inno scritto, ci racconta
Luciano, negli anni ’40 da Bernardino Saccucci, detto con affetto
Maestro Nino. Le signore sono delle veterane e hanno al loro attivo
diverse esibizioni. Non facciamo fatica a strappare la promessa di farci
sentire qualcosa al prossimo incontro. Poi, ancora una volta, si parla
della giovinezza trascorsa e degli amori. Tutti si scherniscono quando
chiediamo di parlarci del corteggiamento. Anche qui spuntano le figure
severe dei genitori. Due sorelle, Silvana e Giovanna, ci raccontano
ridendo di quando la minore era costretta a fare da “chaperon” alla più
grande già fidanzata. Erano sospiri e baci rubati, in attesa che la
piccola venisse vinta dal sonno.
martedì 13 febbraio
Siamo in ritardo e arriviamo un po’ trafelati. Mentre ci avviciniamo al
Centro Anziani, sentiamo le voci possenti di un coro: le signore
Silvana, Giovanna,Antonina, Delia, Orietta, Liliana, Loreta, Maria
Cristina e tutte le altre hanno mantenuto la promessa e stanno provando
a gole spiegate. Le troviamo schierate a semicerchio che cantano sotto
la direzione attenta del parroco Don Antonio. Sono un po’ emozionate,
per via della ripresa video, e vogliono provare ancora. Le voci sono
bellissime, potenti, vibranti, impostate tutte in maschera, nel naso,
“alla contadina . “Ecco perché possono cantare senza sforzo - ci dice il
parroco le figlie e le nipoti mica sanno cantare così!” Finalmente sono
pronte. Don Antonio da l’attacco. Eseguono una canzone popolare dei
primi del novecento, ispirata ad un fatto di cronaca
dell’epoca:“Giustino Minatore”, la storia commovente di un minatore
rimasto cieco per un incidente sul lavoro, che ritorna alla fine a casa
ed è accolto dalla fidanzata. Quando finiscono ci congratuliamo, le voci
ormai sono calde e incoraggiate dalle nostre sollecitazioni, intonano
l’Inno di Vallinfreda: “D’amor sei terra o Vallinfreda - d’incanti sei
dolce messaggera - tu dai serenità e salute - ognor la primavera su te
risplenderà …” intonano con forza. Le signore però sono delle
perfezioniste: all’incertezza di un passaggio si accendono dibattiti.
Questo pomeriggio tutto canoro si conclude con un ultimo brano dedicato
alla mamma, scritto dal parroco su un componimento giovanile del
fratello prematuramente scomparso. E’ un momento intenso. Prima di
andarcene però, rimane ancora il tempo per gustare un’ottima torta di
noci e cioccolato che Silvana, la moglie di Luciano, ha preparato per
l’affiatato gruppo.
martedì 27 febbraio
Le nostre amiche sono davvero brave e, come da noi richiesto, hanno
portato una serie di oggetti ormai in disuso e orgogliose ci spiegano il
loro impiego. C’è chi ha portato una bilancia per pesare il grano, chi
ha portato un rocchetto per filare la canapa, dalla quale si ricavavano
lenzuola e teli, chi ha con sé una falce enorme e con il sorriso sulle
labbra ci dice:“Eh si, è quella della morte”. Un oggetto c’incuriosisce
particolarmente, si tratta di un chiodo piuttosto lungo e pesante che a
metà presenta una serie di spirali. Quest’oggetto, ci spiegano, veniva
usato per affilare la falce: le spirali facevano sì che il chiodo non
sprofondasse nel terreno e battendo sulla sua testa con un martello,
anch’esso pesantissimo, si rendeva la lama nuovamente tagliente. Poi ci
fanno vedere una pala di legno che serviva a separare il grano dalla
pula. Si aspettava il vento e poi si agitava in aria la pala, il grano
più pesante ricadeva mentre le scorie venivano portate via. Ce ne danno
immediatamente una dimostrazione anche se senza grano e senza vento: un
vero numero di teatro. Una signora ci ha portato anche un libro di
poesie scritte dal Maestro Nino, lo stesso dell’Inno di Vallinfreda.
Molte sono in dialetto e gentilmente Luciano si offre di leggerne alcune
davanti alla videocamera.
Anche questa volta prima di andare ci offrono un’abbondante merenda a
base di dolci fatti in casa. Ci stanno proprio viziando da queste parti.
martedì 13 marzo
Il Centro Anziani è semideserto. Solo quattro signore ci aspettano oggi
per avvertirci che in paese c’è un funerale e che quindi il nostro
incontro deve essere rimandato. Nei pochi istanti che passiamo con loro
fanno comunque in tempo a raccontarci alcune cose. Ci spiegano
l’importanza del porco, che rappresentava un vero e proprio
investimento. Lo si allevava tutto l’anno per poi venderne le parti più
pregiate al mercato di Tivoli. Il prosciutto, ad esempio, lo vedevano
solo passare. La moglie di Luciano, Silvana, da bambina aveva il compito
di nutrire il maiale, lavoro che all’unanimità le donne definiscono
davvero ingrato: le stalle erano in cima al paese e bisognava fare tutta
la strada con la conca del pastone sulla testa. Un giorno, arrivata alla
stalla, scopre che il maiale non c’è e scoppia in un pianto disperato. I
suoi genitori non ci sono, la responsabilità è tutta sua e allora si
mette a cercare la bestia ovunque finché dei contadini le dicono di aver
visto il porco aggirarsi per i campi e così, con il loro aiuto, riesce a
scongiurare il pericolo. Era dura essere bambine, ci dicono tutte,
bisognava imparare presto.
lunedì 26 marzo
Si parla ancora di cibo: le antiche ricette, l’uso abbondante dello
stoccafisso, le uova fresche scambiate con la conserva di pomodoro, la
polenta di una volta… Una signora ci racconta di un suo primo tentativo
culinario. Piccina e sola perché i genitori sono al lavoro nei campi, la
sorella maggiore a spasso chissà dove, il senso di responsabilità le
impone di tentare di cucinare la polenta ma non ha idea né dei tempi né
delle dosi. Una cuginetta le da una mano versando un intero sacco di
farina nell’acqua e si possono immaginare i risultati. La disperazione
della bambina che ha sprecato quel ben di Dio è il dramma di una società
povera e ancora attanagliata dalla fame. E di fame soffre anche il
bambino protagonista di un altro racconto, che ruba le salsicce dal vaso
dove vengono conservate e le nasconde dietro i piedi del comò di casa,
per gustarsele con comodo più tardi.Alla scoperta della refurtiva il
padre esclama rivolto alla moglie:“Da oggi non dobbiamo più darci tanta
pena per fare le salsicce, tanto le fa il comò”. Neanche a dirlo, dopo
tutto questo parlare di cibo, passiamo ai fatti. Le signore hanno
gareggiato tra loro. Assaggiamo ciambelle all’anice, crostata di
marmellata di more del bosco di Vallinfreda e una speciale torta di
mele, tanto morbida da sembrare una crema. E’ un vero tripudio di
zuccheri.Al vino ci pensa Arnaldo, l’ultimo oste del paese. Lo aiutava
nella conduzione sua moglie Delia la quale, alla domanda di come
riuscisse a gestire tutti quegli uomini, sospira e non risponde, si
limita ad indicarci la sede del suo sapere, la testa.
Conclusioni
La nostra esperienza nel Medaniene è stata straordinaria. Abbiamo
raccolto del materiale molto interessante, a volte commovente, a volte
divertente, soprattutto umano. Ecco, questa è la cosa più importante che
ci portiamo a casa da quest’avventura, il rapporto umano che siamo
riusciti a stabilire con gli abitanti dei paesi che hanno attivamente e
con impegno partecipato a questa iniziativa. I loro sorrisi e le loro
storie hanno animato gli incontri. Ci hanno regalato le loro esperienze.
Ci hanno resi depositari del loro passato. Sono diventati nostri amici.
L’emozione che proviamo ogni volta che ci troviamo a passare in uno di
questi posti e veniamo puntualmente fermati dalle persone che
incrociamo, è inesprimibile. Abbiamo imparato molto sull’Italia fatta di
piccole realtà rurali che costituiscono il nerbo della società di questo
paese. Abbiamo viaggiato indietro negli anni, conquistandoci il
privilegio, che non tutti hanno, di sederci ad un tavolo con delle
persone anziane a bere vino e mangiare dolci e intanto ascoltare vite
vere, fatte di fatica, di amore, di sudore, di abbandoni, di passioni.
Ci siamo presi un tempo per fare una cosa che non ci è quasi mai
concessa, ascoltare.
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Attività parallele
Per dare maggior risalto alla dimensione “ r a c c o n t o ” ,abbiamo
organizzato sul territorio una serie di attività a tema a partire dalla
presentazione di frammenti dello spettacolo Rapsodia Quartet per
carrozza e lampioni a gas la letteratura dimenticata dell'ottocento,
interpretato da Paola Bonesi, Maurizio Repetto, Paola Sambo, Gloria
Sapio.
A seguire un ciclo d’incontri intitolato Il racconto tra realtà e
finzione, in cui autori teatrali e sceneggiatori televisivi e
cinematografici hanno illustrato, facendo riferimento alle serie TV più
conosciute e popolari, il percorso tra soggetto e prodotto finale. Gli
incontri sono stati:
L’amore visto dalla televisione con Enrico Luttmann autore teatrale e
story editor della soap opera “Vivere” 17 febbraio – Anticoli Corrado 18
febbraio – Vivaro Romano Il poliziesco in TV con Francesco Magali autore
teatrale e sceneggiatore della serie “Carabinieri” 1 marzo – Roviano 18
marzo – Vallinfreda Medici e televisione con Monica Rametta
sceneggiatrice cinematografica e autrice della fiction “Medicina
Generale” 16 marzo – Roviano 17 marzo – Vivaro Romano 24 marzo –
Vallinfreda.
In occasione della chiusura dei laboratori abbiamo offerto a tutti i
Comuni partecipanti una piccola festa di commiato durante la quale è
stato rappresentato Un bacio a mezzanotte di e con Paola Sambo, Gloria
Sapio, Silvestro Pontani. Il tema dello spettacolo è, questa volta, una
rielaborazione in chiave ironica di momenti di vita vissuta.
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