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TEATRO LEA PADOVANI
di Montalto di Castro
16 GIUGNO | h. 21 – anteprima
“DIALOGO DI UNA PROSTITUTA CON UN SUO CLIENTE”
di Dacia Maraini
con Rossana Bellizzi e Mauro Recanati
assistente alla regia Carla De Gasperis
regia Walter Manfrè
Viola produzioni srl
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Residenza 7 – 15 giugno
Ingresso Libero

AL PADOVANI POTREMO ASSISTERE ALLA PRIMA TAPPA DEL LAVORO CHE IL REGISTA WALTER MANFRÈ STA PORTANDO AVANTI SUL TESTO DI DACIA MARAINI. UN IMPORTANTE PIÈCE CHE L’AUTRICE SCRISSE NEGLI ANNI SETTANTA, GLI ANNI DELLA RIFLESSIONE SUL GRANDE TEMA DELLA LIBERTÀ, LA SFIDA NECESSARIA POSTA DAL MOVIMENTO DELLE DONNE: LIBERTÀ DI SCEGLIERE E DI DECIDERE, DI DESIDERARE.

“Nel ’68 avevo vent’anni e vivevo a Messina.
Il ’68 da noi arrivò almeno due anni dopo, quando il Nord aveva già teorizzato e materializzato alcune sue battaglie.
Ma per noi erano semmai più vicini i Fatti di Avola, dove alcuni braccianti avevano perso la vita in una mini-rivolta nata per fatti sindacali che comunque aveva dato vita alla stesura dello Statuto dei Lavoratori, che fino a qualche mese fa ha tenuto testa fra i titoloni dei più importanti media per la violenza con cui è stato lacerato in faccia agli odierni sindacalisti del nostro povero paese.
Altro che Fascismo! In ogni modo da noi il senatore Brodolini, autore dello statuto, era un nome più conosciuto di quello di Dacia Maraini. Noi ragazzi, nelle sere stellate del ’68, andavamo sulle spiagge a fare l’amore e le ragazze erano dolcissime e, a volte, distrattamente ci davano dei figli, che oggi vivono i loro quarant’anni.
Poi la voce di Dacia arrivò pian piano anche al Sud e così le nostre ragazze aprirono gli occhi. E chiusero le gambe… che malinconia! Così noi ragazzi ci trasferivamo al Nord dove le donne gli occhi li avevano aperti e, se decidevano, anche le gambe.
Noi bravi ragazzi universitari di Lettere amavamo Pasolini, Moravia, Havel, Arrabal, Pinter, ma anche Maraini, Emma Bonino e perfino Adele Faccio.
Oggi noi, io, sono cambiato. Sento una forte necessità di pacificazione. Amo la donna, questo ho sempre pensato, come Mastroianni dei film di Fellini, con una, forse, nostalgia di quello che era e con la voglia di vivere con lei una notte d’amore come in un sogno felliniano. Così ho voluto far incontrare – lo posso fare perché sono un regista di sessantacinque anni, radicale libero, e posso fare ciò che mi pare – il mio uomo, l’uomo di Fellini, Fellini dunque, con Dacia e vedere se, attraverso un incontro di anime contemporanee, possa nascere una storia non d’amore, ma di cosmica ricerca di serenità”.
Walter Manfrè