Sabato 8 gennaio ore 21.00

IL PIU’ BEL SECOLO DELLA MIA VITA

50head

Scritto e diretto da Alessandro Bardani e Luigi Di Capua
con Giorgio Colangeli e Francesco Montanari

Giovanni non è stato riconosciuto alla nascita dalla mamma naturale. È, come si dice in gergo burocratico, un “N.N.”.
Questa categoria in Italia conta, oggi, quasi tre milioni di persone.
Giovanni odia i segreti, e adesso vuole conoscere il più grande per lui: “chi mi ha messo al mondo?”
Deve fare i conti, però, con una legge del nostro Paese, unica in Europa, che vieta ad un N.N. di venire a conoscenza dell’identità dei genitori naturali se non dopo aver compiuto 100 anni.Legge numero 184 del 4 maggio 1983.
È il giorno del centesimo compleanno di Gustavo, un N.N. come Giovanni.
Per lui è arrivato, di diritto il momento di scoprire la verità sulle sue origini. Il neo-centenario è l’unica persona che riesce a capirlo veramente. Per entrambi questo incontro diventerà la resa dei conti. “Sapere la verità!”, costi quel che costi e se questo significa infrangere qualche ingiusta legge, i due sono pronti a farlo. Giovanni desidera una vita normale, accanto alla persona che ama, senza dubbi, incertezze e angoli bui… e per questo deve aspettare 100 anni?! Dopo tutto quello che gli N.N. e adottati hanno fatto per questo mondo? A questa categoria appartengono nomi illustri che, nonostante le enormi lacune affettive, la paura di lasciarsi andare, di amare e di essere amati, hanno reso benefici a tutti: “anche a voi banali figli riconosciuti!”.
Per citarne alcuni: Richard Burton, Edgar Allan Poe, Marilyn Monroe, Dolce Remì, Eric Clapton, Nelson Mandela, John Lennon, Qui Quo Qua (i nipoti di Paperino… e la mamma? Chi l’ha vista?).
Fino ad arrivare a Gesù! È stato adottato anche lui, no?
Il viaggio alla ricerca delle origini di Gustavo li porta davanti a una dura realtà: sua madre è sorprendentemente deceduta. La possibilità di cercare non è eterna.
Viviamo in un paese dove sono previsti sconti di pena, amnistie e indulti e ogni reato, trascorso un numero ben definito di anni, comunque va in prescrizione. Allora perché non abbassare il limite dei 100 anni a un tempo più ragionevole? Trascorrere un’intera esistenza senza radici è un ergastolo invisibile.
“Il più bel secolo della mia vita” vuole raccontare in chiave tragicomica la ferita primaria, ovvero quel dolore che provano tutti i bambini (e non più bambini) abbandonati alla nascita e denunciare la condizione “unica” nel nostro Paese, di chi, da piccolo, non è stato riconosciuto dai propri genitori naturali e una volta divenuto adulto non è riconosciuto da uno stato che gli vieta di sapere la verità.