Enzo Iachetti, Pino Quartullo
HOLLYWOOD BURGER

 

con Fausto Caroli
un testo di Roberto Cavosi
regia Pino Quartullo

Siamo in periodo di feste natalizie. Nella mensa per artisti dei mitici Studios ad Hollywood due attori mitomani, Burt e Leon, assolutamente alla deriva ma tenacemente aggrappati al sogno del cinema, si ritrovano a pranzo, in realtà sperando di intercettare qualche star di passaggio.

Sotto lo sguardo impietoso di un inserviente di colore che ha subito chiare le intenzioni di due scrocconi (nessuno dei due ha nemmeno i soldi per pagarsi l’hamburger ordinato), i due disgraziati si raccontano la loro surreale “carriera” cinematografica tra parti memorabili di cui però tutti ignorano l’esistenza perché tagliate al montaggio, o ruoli entrati nell’Olimpo di Hollywood, ma non riconducibili a nessuno dei due, come ad esempio la scimmia che all’inizio del capolavoro di Kubrick “2001 Odissea nello spazio” brandiva un osso. Nel costume del primate c’era uno dei due, ma quale spettatore di questa pietra miliare del cinema mondiale potrà mai sapere chi fosse l’attore celato all’interno?
In un crescendo di battute esilaranti, situazioni imbarazzanti, ed episodi di vita narrati in maniera tragicomica, si delineano due personaggi incredibili, che man mano che la storia procede riveleranno retroscena incredibili della loro grama esistenza.

Davanti a due enormi hamburger, che per tutto il tempo condiscono in maniera convulsa di salse di ogni genere quasi a compensare con l’abbondanza del loro piatto la vuotezza delle loro vite, i due protagonisti interagiscono con il terzo uomo, l’inserviente di colore, che rappresenta quella coscienza, quella voce di dentro che ci accaniamo nel non voler ascoltare quando ha da rivelarci verità scomode.

Non sapremo mai se quello che si confidano è frutto di una crudele realtà o di una delirante follia ma le loro frustrazioni, le loro aspettative disattese di una improbabile carriera cinematografica, li rende così tragici da farli diventare esilaranti, eroici clown beckettiani del nostro mondo. Dopo decenni, infatti, attendono ancora “l’occasione” e aspettano che passi di lì Jack Nicholson. Aspettando Godot degenera in Aspettando Jack Nicholson: Beckett tracima in Quentin Tarantino. Con le loro storie, Leon e Burt Bart, attraversano tutta la cinematografia americana e la loro vita, con un crescendo di aneddoti esilaranti, tensioni impreviste, rivelazioni inaspettate.

Un finale totalmente a sorpresa suggella la novità di questo testo originale di Roberto Cavosi che l’inedita coppia teatrale Enzo Iacchetti e Pino Quartullo portano in scena, regalando alo spettacolo la propria personalissima interpretazione sempre a metà tra la commedia e una visione beckettiana di personaggi che fluttuano in scena attendendo un’entità destinata a non manifestarsi mai, eppure evocata continuamente.