GOBBOSNOB

La vera storia dell’esilio napoletano dell’insaziabile Leopardi
drammatica farsa fiorita di poesie e canzoni

di Gianni Aversano
con Gianni Aversano, Peppe Papa
chitarra e sequenze sonore Domenico De Luca
voce di Leopardi Andrea Soffiantini
In diffusione “Il Socrate immaginario” di Paisiello alla quale rappresentazione assistette Leopardi a Napoli
bozzetto di scena Gianni Aversano
realizzazione Gianni Puglia, Chiara Tirro, Domenico De Luca
regia Franco Palmieri

La conoscenza di un’opera ci spinge, se ci è cara, a ricercare il suo autore al di là di essa.

Viene spontaneo il desiderio di sentire l’autore a noi più vicino come persona viva nella carne ancor prima che nello spirito.
«Chiara è ’a luna, doce è ’o viento, calmo è ’o mare oj Carulì». Mi capitò di ascoltare per la prima volta questa canzone quando già conoscevo La sera del dì di festa, col famoso incipit «Dolce e chiara è la notte e senza vento, e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna». Non passò molto tempo quando rintracciai anche nella famosa canzone Carmela, del poeta Salvatore Palomba, quasi una parafrasi dell’idillio “Alla sua donna”. E così tante altre tematiche “leopardiane”, quelle amorose, malinconiche, tragiche e “religiose”, sono rintracciabili nelle canzoni napoletane dell’ultimo mezzo secolo.
Fu però nel 2009, quando mi imbattei nel libro di Pasquariello e Tubelli “Leopardi a tavola, 49 cibi della lista autografa di Leopardi a Napoli” che si aprì la porta in un mondo sconosciuto, appartenuto ad un uomo “conosciutissimo”. Subito nacque l’idea teatrale della figura del cuoco di casa Ranieri che raccontava del suo rapporto con il poeta. Pasquale Ignarra, il “monzù” che durante gli ultimi quattro anni di vita di Leopardi, consumatisi a Napoli, lo segue giorno e notte nei suoi cambiamenti di abitazione e nei suoi smodati desideri, dialoga in scena con un operaio di traslochi circa la quotidianità singolare, la poetica musicale e la prometeica e rivoluzionaria forza di questo strano e malmesso personaggio.
La più alta poesia italiana di un genio europeo si ritrova immersa nella bassa – ma sincera e aperta – cultura di popolani; questi, a modo loro, faranno sentire all’uomo Leopardi quel contatto e quella vitalità che da sempre aveva desiderato.
Tra aneddoti esilaranti e pittoresche ma efficaci spiegazioni delle poesie, si apprendono, con sorpresa, notizie sconosciute ai più, fino alla misteriosa morte e sepoltura. Con chiare citazioni Eduardiane, del teatro dell’arte, fino a Moscato e, attraverso canzoni napoletane “leopardiane”, si racconta di malattie, menù poetici, agognate partenze, illusioni del lotto, maldicenze intellettuali, naufraganti passeggiate, scorpacciate di dolci, traumi infantili, conti che non tornano, esorcismi e deità lunatiche…
Napoli – con la sua malinconia, il suo sarcasmo anti ottimistico, lo sberleffo all’autorità, la passione amorosa dolce e amara, la contemplazione del panorama notturno, l’eterna lotta col mistero della vita, i piaceri della buona tavola – si ritroverà come città leopardiana, e don Giacumino si rivelerà inaspettatamente un autentico napoletano!

“Gianni Aversano, dopo aver studiato in profondità il periodo napoletano del Leopardi, ne fa una trasposizione teatrale arguta, rispettosa degli eventi e del personaggio, indagandoli dall’interno, con un atteggiamento riguardoso, sì, ma anche, nel contempo, sornione e arguto, ma mai irridente o irriverente. Nulla, o quasi, risulta inventato. Grande risulta, perciò, il rispetto per il poeta e per le sue sofferenze. (…) Se non ci fosse stato questo lavoro serio e approfondito propedeutico alla stesura del testo (presto editato in forma di libretto con note bibliografiche e cd audio, ndr), il lavoro di Gianni sarebbe risultato insipido, incolore, insignificante, e quindi inutile. Così come è stato strutturato, invece, aggiunge molto alla conoscenza della vera personalità di Giacomo Leopardi, sottraendola anche a rappresentazioni superficiali e, a volte, addirittura false.”
Raffaele Urraro (Saggista, poeta, tra i massimi studiosi delle vicende personali di Leopardi)