GIRO DI VITE

 

di Henry James
adattamento e regia Giancarlo Marinelli
con Romina Mondello e Fabio Sartor
e Con Cristina Chinaglia E Giulia Pellicciari

 

Una giovane istitutrice, che attraverso i suoi diari è la narratrice della storia, viene assunta da un affascinante uomo di affari londinese per prendersi cura dei suoi due nipoti, Miles e Flora mentre egli si trova via per lavoro. La paga è ottima, e la dimora magnifica. Unica condizione: durante la sua assenza l’uomo non dovrà mai essere contattato. I primi giorni di lavoro sembrano essere perfetti, Miles e Flora si rivelano essere due bambini ubbidienti ed educati, con una spiccata sensibilità. Tuttavia la sua permanenza nella tenuta sarà sconvolta dalla presenza di due sinistre apparizioni, quella di un uomo e una donna a lei sconosciuti. Informandosi con la governante, la donna viene a scoprire che nella casa sono morti in circostante misteriose due amanti: l’istitutrice che l’aveva preceduta e il giardiniere, colpevole, sembra, di aver molestato il piccolo Miles. Desiderosa di far luce sul mistero e di difendere i due bambini, l’istitutrice scopre che Miles e Flora non sono all’oscuro dell’esistenza di queste due entità, anzi…

NOTE DI REGIA
Cosa ci terrorizza del capolavoro di Henry James? L’apparizione dei fantasmi? No.
I due bambini che vengono irretiti, attentati dai fantasmi? Neppure.
La paura scatta in modo profondo quando la giovane donna chiamata a far da istitutrice agli innocenti ci dice che quei fantasmi li ha visti solo lei.
E cioè: gli spettri esistono solo per chi li vede. Sono solo suoi. Angeli custodi delle nostre tenebre individuali.
Che cosa fa la nostra eroina? Non le interessa tanto convincere Misses Grose circa la consistenza di quelle apparizioni; quanto fare in modo che nessun altro, soprattutto i bambini, li veda.
E se anche lo spettatore, tutte le volte che si siede in un teatro, vedesse un fantasma che è solo suo? Se anche lo spettatore, ad un certo punto, si rendesse conto che ciò a cui assiste non è per niente condiviso, percepito, visto nella stessa maniera, da chi li è seduto a fianco?
Immaginate: uscite dalla sala e dite al vostro vicino di posto: “Era molto bello il costume in seta di quella anziana signora alla fine del primo atto”. E l’altro spettatore: “Vestito in seta? Anziana signora? Ma dov’erano?”.
Questo è ciò che vi capiterà. Vedrete ciò che gli altri non vedranno. E lo vedrete perché il Teatro vedrà soltanto voi.
E sarete profondamente indecisi, profondamente impauriti.
Ho visto un fantasma o il fantasma ha visto me?

Giancarlo Marinelli