DONGIOVANNIINSOFFITTA
Fara Sabina | Sala Archi

Sabato 2 Aprile 2016 | ore 21:00
DON GIOVANNI IN SOFFITTA
riscrittura scenica da Molière e Cesare Garboli
con Valerio Apice, Marika Gatto, Davide Tassi
Teatro Laboratorio Isola di Confine

CREDITI
riscrittura scenica da Molière e Cesare Garboli

con Valerio Apice, Marika Gatto, Davide Tassi
Chitarra e basso Gian Domenico Ceccarini
Batteria, percussioni e synth Francesco Brozzetti
Maschere Fabio Butera
Disegno luci Lanfranco Di Mario
Scenografia Marco Toccaceli
Drammaturgia Giulia Castellani
Regia Valerio Apice

SINOSSI
“Prima ancora che morale e religiosa, quella di Don Giovanni è una ribellione tecnica[…]. Il Don Juan di Molière non è che un viaggio, un pellegrinaggio, la discesa di due vivi fra i morti, o di due morti tra i vivi”. (C.G.) Nel 1980 avevo sei anni e mia madre mi portò a vedere la sua casa distrutta dal terremoto. Ricordo chiaramente l’immagine della soffitta tagliata a metà, dove giaceva un mondo nascosto dalla quotidianità. Mentre scorgevo quell’immagine da bambino, i ladri erano già lì a saccheggiarla. Con lo spettacolo Don Giovanni in soffitta cerchiamo di portare in salvo il testo di Molière, ricomponendone i frammenti dispersi tra le macerie del teatro contemporaneo. Ci si può intrattenere su Don Giovanni senza cadere nei soliti luoghi comuni? Questa domanda ci ha guidati nell’affrontare il lavoro di prove e, più che immaginare cosa pensasse il burlador, ci siamo chiesti: come recitano i personaggi del testo di Molière? Lo spettacolo ci presenta la maschera di Don Giovanni “distrutta” in maniera comica e tragica da un servo: Sganarello. E ci racconta di una Donna Velata che si converte e converte. In un tempo in cui il Potere non riesce più ad evitare la dittatura della maschera, lo spettacolo apre delle finestre sulla storia del teatro che cerca una sua vita nel qui ed ora della comunità in cui viviamo. La musica sottolinea il ritmo della traduzione di Cesare Garboli e crea un argine ritmico alle danze, ai testi e alle canzoni.

Dedico questo spettacolo a mia madre che definiva mio padre “un Don Giovanni”. A mio padre che, prima di morire, mi ha donato la sua conversione.
A C.L.C. che ha saputo trarre dalle macerie del Potere uno spazio di poesia e d’amore.”.

Valerio Apice