14 MARZO ORE 11 – TEATRO COMUNALE, PRIVERNO – PER LE SCUOLE
16 MARZO ORE 11.30 – TEATRO MODERNO, LATINA – PER LE SCUOLE
16 MARZO ORE 17.30 – TEATRO MODERNO, LATINA – INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

 

dieci storie proprio così – terzo atto
da un’idea di Giulia Minoli
drammaturgia Emanuela Giordano e Giulia Minoli
regia Emanuela Giordano
musiche originali Tommaso di Giulio
aiuto regia Tania Ciletti
con Daria D’Aloia, Vincenzo d’Amato, Tania Garribba,
Valentina Minzoni, Alessio Vassallo
e con Tommaso Di Giulio, chitarre e Paolo Volpini, batteria
una produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro
Nazionale, Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con The Co2 Crisis Opportunity Onlus
durata: 70 minuti
Lo spettacolo è vincitore del premio Anima 2016 per la categoria teatro

Dieci storie proprio così terzo atto è parte integrante del progetto Facci caso ideato e coordinato da The CO2 Crisis Opportunity Onlus con la partecipazione di attori, ricercatori, docenti, giornalisti, magistrati, studenti, associazioni e teatri.
Assistenti al progetto: Ludovica Siani, Noemi Caputo, Luca Caiazzo
Il progetto è promosso da CROSS Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, Fondazione Polis., Libera, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Fondazione Silvia Ruotolo, Italiachecambia.org

 

Dieci storie proprio così terzo atto
Dieci storie proprio così terzo atto è una “ragionata” provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. È lo svelamento dei complessi legami che si intrecciano tra economia “legale” ed economia “criminale”, legami che uccidono il libero mercato e minacciano gravemente il nostro futuro.
Lo spettacolo, nella sua prima veste drammaturgica, debutta nel 2012 al Teatro di San Carlo di Napoli, poi il nostro viaggio è proseguito. Da allora la scrittura di scena ha seguito passo passo l’evoluzione di una ricerca che ha coinvolto tutta l’Italia.
Siamo partiti dalla memoria di chi ha combattuto contro la criminalità organizzata e dalle esperienze già consolidate di contrasto alle mafie al Sud. Abbiamo poi indagato sul presente, sul radicamento delle mafie anche nel Centro Italia.
Con questo terzo atto vogliamo proiettarci nel nostro prossimo futuro, per capire come l’infiltrazione delle mafie anche al nord stia cambiando il nostro Paese e il nostro destino.

Facci Caso
è un progetto sperimentale di collaborazione tra teatri, istituti penitenziari minorili, scuole, università e società civile, lo spettacolo è parte integrante del progetto. Con Facci caso ci proponiamo di riflettere su come la collusione e la corruzione abbiano intossicato il nostro assetto civile, le nostre città, la nostra comunità. Vogliamo ragionare sugli strumenti che abbiamo per contrastare questo degrado: il potere di voto, il potere di acquisto, il potere di scegliere chi frequentare, il potere di educare, formare ed informare. Il potere di proporre e di osservare, di fare caso a ciò che ci circonda senza sconti di responsabilità.

 

NOTE DI REGIA
Questo nuovo spettacolo, il terzo dal nostro inizio, mantiene l’impegno di veicolare prima di tutto la forza delle storie che raccontiamo ma questa volta scrittura e messa in scena spingono l’acceleratore sull’idea della scelta, sul cosa possiamo fare noi, noi tutti. Ogni storia ci pone un dubbio, una domanda, stimola il pubblico a non essere solo spettatore ma protagonista di un cambiamento. Cinque attori e due musicisti dal vivo, ci coinvolgono occhi negli occhi, senza che una quarta parete li preservi, in una narrazione asciutta, provocatoria, spoglia di ogni artificio o inutile “trovata” registica.
La regia si concentra quindi sulla qualità della comunicazione, dell’interpretazione, della corrispondenza tra luci suoni e agire perché tutto produca un ascolto, un respiro, un sentire finalmente comune, senza narcisismo, orpelli, vanità. Se qualcosa si dice, se qualche domanda viene posta è solo perché pensiamo che possa essere utile a fare un piccolissimo passo in avanti.
Non parliamo per chi “già sa tutto” o per chi “tanto è inutile” ma per chi ha ancora voglia di spingersi oltre l’ovvio e la rassegnazione.

Emanuela Giordano