Mercoledì 14 e giovedì 15 marzo ore 21

ROMANZO D’ INFANZIA

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Compagnia Abbondanza Bertoni

testo Bruno Stori
coreografia e interpretazione Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
regia e drammaturgia Letizia Quintavalle e Bruno Stori
musiche Alessandro Nidi | ideazione luci Lucio Diana | elaborazioni sonore Mauro
Casappa | costumi Evelina Barilli| fonica Tommaso Monza | luci Andrea Gentili | voce fuori
campo Silvano Pantesco
organizzazione Dalia Macii | ufficio stampa Francesca Leonelli
coproduzione Teatro Testoni Ragazzi
con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dip. Spettacolo

Vincitore del Premio Stregagatto 1997-1998 per il teatro ragazzi, categoria infanzia.
Uno degli spettacoli che ha fatto conoscere il teatro-danza italiano nel mondo. Creato nel 1997 su
un testo di Bruno Stori, ne cura la drammaturgia e la regia assieme a Letizia Quintavalla. È stato
tradotto in quattro lingue e rappresentato in tutto il mondo con quasi settecento repliche in venti
anni.
Romanzo d’infanzia è uno spettacolo in cui il linguaggio del teatro-danza, normalmente riservato
ad un pubblico non di giovanissimi, si propone in una formula più narrativa ed immediata in modo
da renderlo fruibile anche dai bambini. L’infanzia è il diamante della nostra vita, è grezza e
abbagliante. Si può scheggiarlo e offuscare la potenza della sua luce. E questo è male? Non so, ma
fa male, molto male.

Se è vero che d’amore si può impazzire è ancor più vero che senza amore si diventa matti e infelici.
E che disastro i bambini senza amore o con troppo amore.
Tra gli eterni deboli ci sono i bambini.
Crediamo che la diversità sia un diritto che va ribadito in ogni epoca e in ogni paese. Insomma è
sempre tempo di trovarsi dalla parte di chi perde, di chi è più debole. Da questi presupposti deriva
un metodo di lavoro che influenza e definisce soprattutto la drammaturgia e il lavoro con i
danzatori-attori, considerati più importanti del personaggio, del testo e portatori di materiale
umano prezioso e vivo.
Questo lavoro parla del disagio infantile all’interno dei rapporti primari-affettivi, della violenza
fisica e psicologica che l’infanzia subisce a casa o nelle istituzioni, del delitto di non ascoltare i
propri figli, di colpe senza colpevoli.
In scena due danzatori che si alternano tra essere genitori e figli e poi di nuovo padre e figlio e
madre e figlia e poi fratelli, sì, soprattutto fratelli, e alternano il subire e il ribellarsi e fuggire e
difendere e proteggersi e scappare e tornare e farsi rapire per sempre senza ritorni: insomma
vivere.
Una dedica a tutti coloro che non possono fare a meno dell’amore.