Dal 12 al 15 aprile, ore 21

QUESTO LAVORO SULL’ARANCIA

chenevier

interpreti MARCO CHENEVIER E ALESSIA PINTO
scene e disegno luci ANDREA SANGIORGI
mentoring produzione ROBERTA NICOLAI, ROBERTO CASTELLO
con il sostegno di ALDES e TIDA (2017, con il sostegno di Mibact e Regione Autonoma Valle
d’Aosta); MIBACT Sezione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA/Sistema Regionale
dello Spettacolo; TWAIN residenza di spettacolo dal vivo della regione Lazio SPAM! (2017)
Creazione selezionata nell’ambito del progetto Permutazioni di Zerogrammi e Lavanderia a Vapore
3.0 / Piemonte dal Vivo (2017)
ph STEFANO MAZZOTTA
Con il sostegno di ATCL Lazio

Cosa accade se uno spettacolo di danza, anziché come oggetto di linguaggio, viene costruito quale
esperienza? Quante volte, nell’assistere ad uno spettacolo di danza, avremmo voluto poter
intervenire? Quante volte la noia, spesso determinata dalla perdita di senso, ci spingerebbe ad
abbandonare la sala, o almeno ad esprimere il nostro dissenso? E quante volte nel vedere
movimento, avremmo voglia di danzare, per “sentire” ciò̀ che viene proposto?
Ma l’habitus sociale ci relega sulla sedia di spettatori, inserendoci poi in complessi circuiti di
rielaborazioni post-spettacolari legate al tipo di spettacolo, al tipo di pubblico ed alla situazione in
cui un certo lavoro viene programmato. Questi rapporti di forza riflettono rapporti di potere ben
più̀ complessi presenti nella realtà̀ di tutti i giorni.
Voglio interrogarmi sulla natura del
dispositivo scenico attraversandolo insieme al pubblico in un'ottica diversa, incentrata non
sull’interpretazione del simbolo ma su dinamiche esperienziali condivise. Abbiamo creato dei
piccoli meccanismi, delle “trappole” sornione, in cui gli spettatori vengono accompagnati dai due
performer. Questi piccoli dispositivi sono concepiti in modo tale per cui gli spettatori devono, per
far procedere la drammaturgia, intervenire, interrompendo o modificando lo svolgersi della scena.
Per far ciò̀ abbiamo realizzato una linea progressiva in cui poco a poco il pubblico viene condotto
su un terreno di fiducia e di condivisione, di empatia, con interventi sempre più̀ importanti ed
invasivi. L’estetica strizza l’occhio al film cult “Arancia meccanica”. L’arancia, il latte, il bianco, il
rapporto sadomasochistico dell'artista con il sistema spettacolare e con gli spettatori, fanno da
sottofondo allo svolgersi degli esperimenti. E analizzando “lo specchio”, forse, possiamo capire
meglio di quale immagine stiamo parlando.