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· AL PACINO scritto
e diretto da Pierpaolo Palladino con Cristina Aubry
Può un mito restare tale anche se dallo schermo del cinema viene a
sedere vicino a te? E’ possibile avere un rapporto ravvicinato, per
quanto fortuito sia, con un divo che si è adorato fino a poco prima?
La vicenda comincia con Clara, una ragazza romana, che si presenta a
Cinecittà a proporsi come comparsa per il set di un famoso film
interpretato da Al Pacino. Lei è solo un volto nella folla ma,
casualmente, si imbatte proprio nel divo al quale fa una tale
impressione da essere assunta alle sue dipendenze come segretaria
particolare. Si troverà quindi a vivere fianco a fianco con lui, a
gestirne il camerino e ad essere il filtro tra lui e il mondo. Una
responsabilità semplice quanto angosciante per una ragazza non in
carriera, catapultata in un mondo a lei estraneo. L’orgoglio della
ragazza e le ritrosie di Al fanno nascere tra i due slanci di tenerezza
e senso di disagio che aumentano col passare dei giorni, via via che la
confidenza tra i due rischia di farsi più intima.
Il mito è tale se contemplato a distanza, da vicino resta solo l’uomo.
E’ qui che nasce la storia di un rapporto singolare ma possibile, basato
su una vicenda realmente accaduta.
· A TAVOLA COL BOCCACCIO di Gianni Abbate dal Decameron con Gianni
Abbate, Maria Malleier, Piero Duranti
Il Decameron di Boccaccio – una raccolta di cento novelle - rappresenta
il primo e più grande capolavoro della tradizione letteraria antica. Le
novelle, per renderle più accessibili, sono state riscritte da Gianni
Abbate, in un linguaggio più vicino al nostro, con l’uso anche dei
dialetti, per esaltarne le situazioni comiche. L’accompagnamento
musicale dal vivo con chitarra, mandolino, flauti, percussioni,
campanelli e pernacchia, è del “menestrello” messer Duranti. Lo
spettacolo si divide in due parti: nella prima parte una lunga tavolata
fra crostini, zuppe d’orzo, involtini, spezie varie e verdure di
stagione secondo antiche ricette medievali, il tutto inframmezzato con
le musiche del menestrello Duranmti e le antiche canzoni napoletane
recuperate, riadattate e cantate da Gianni Abbate, insieme ad aneddoti
sulla vita del Boccaccio; nella seconda parte, dopo cena, sempre con
accompagnamento musicale, si gusterà la novella “Andreuccio da Perugia”:
· BALLARE DI LAVORO storia di migrazione di Renata Ciaravino con
Veronica Cruciani, Silvia Gallerano regia Veronica Cruciani
Abbiamo raccolto storie di vita. Storie che, nell’immaginazione e nel
cuore di chi le racconta, si confondono a volte con fiabe o leggende.
Come quella delle donne trentine, arrivate a New York e impiegate come
sarte, che utilizzavano il gesso con cui segnavano le stoffe per
ritrovare la via di casa: i segni ingegnosamente lasciati sui muri delle
strade “tutte uguali” di una città immensa e sconosciuta non possono non
evocare la fiaba di Pollicino.”
Le persone che abbiamo ascoltato, emigrate tra gli anni ‘20 e gli anni
’60, ci raccontano soprattutto storie di lavoro, di sacrifici, dove i
soldi risparmiati erano pochi. Storie di vite svolte tra la casa, quando
c’era, e la fabbrica o il cantiere, vissute nell’isolamento dei
quartieri-ghetto, microcosmi dove si stava solo fra italiani. Storie in
cui si partiva e si girava il mondo vendendo statuine di gesso a forma
di gatti, di angeli e madonne.
Storie di famiglie spezzettate: i genitori da una parte, i figli
dall’altra. I figli emigrati per mantenere i genitori, i genitori
emigrati per far vivere meglio i figli. Senza ricongiungimento
familiare. Storie che ci sembra di vedere oggi, qui da noi.
· CRISTOFORO COLOMBO 1492 scritto e diretto da Fabio Omodei con
Michele Albini, Monica Raponi, Paolo Alessandri, Beatrice Gratelli,
Gianmario Cuciniello, Marilisa Carnevali, Giovanni Di Lonardo
In un’epoca in cui regna l’ignoranza e l’Inquisizione pone
insormontabili ostacoli alle nuove conoscenze, Colombo affronta i
potenti della Chiesa con la forza delle sue idee e respinge l’accusa di
eresia da parte dell’Inquisitore Torquemada. La profonda fede in Dio e
la fortuna di poter dimostrare alla regina Isabella di Spagna la
validità del suo progetto permettono a Colombo di intraprendere il suo
viaggio accompagnato da un suo vecchio amico: Manuel de Carena. Dopo
settimane di navigazione, l’equipaggio delle tre navi, ormai allo
stremo, è prossimo all’ammutinamento quando il grido di un marinaio
squarcia il profondo silenzio del mare: Terra! A questo punto Manuel
rivolge la domanda: “Cristoforo, cosa sarebbe successo se non fossimo
giunti alle Indie?” La finzione scenica dà a questa domanda l’immediata
risposta. Gli attori ricostruiscono la stessa scena riproponendo i
dialoghi che avevano preceduto l’avvistamento del nuovo mondo:
l’ammutinamento ha luogo, impedendo alle navi di proseguire il viaggio.
Colombo viene arrestato. Il vice comandante Manuel de Carena prende il
comando facendo rotta verso la Spagna: coloro che Colombo riteneva amici
si rivelano traditori. A tradirlo sarà anche Consuelo, la sua donna...
ma la profonda fede in Dio e la fiducia che ripone in lui la Regina di
Spagna, permetteranno comunque a Colombo di realizzare il suo sogno.
· DIALOGO DI UNA PROSTITUTA CON IL SUO CLIENTE di Dacia Maraini con
Laura Tanziani, Riccardo Floris regia Nuccio Siano
E’ un testo del 1973.
Siamo in un periodo di forti rivendicazioni ideologiche e l’autrice
intercetta nel suo immaginario poetico la figura di Manila, una
prostituta come tante eppure diversa nella gestione del suo lavoro: “Io
non ho bisogno di protettori. Io mi sono arrangiata in un altro modo con
le mie amiche”.
Manila è una donna colta che ha scelto di rendersi indipendente di
fronte a un mondo in cui l’unica chance, per una donna, pare essere
“decidere se prostituirsi in pubblico o in privato, per la strada o a
casa, chiaro?” L’incontro con un giovane cliente crea il necessario
corto circuito. Dietro la sottile scorza ideologica, ecco una
sorprendente commedia umana. I due personaggi si raccontano in un
dialogo serrato, a tratti giocoso, rendendoci inconsapevoli voyeurs di
una toccante umanità. Innocente. Tracce di vita italiana di trent’anni
fa. In cui ci specchiamo, disarmati.
· DODICISUONI concerto di Federico Briasco (chitarra) e Alberto
Montano (chitarra)
Il duo di chitarre “Dodicisuoni” nasce nell’autunno 2004 da due
musicisti professionisti nel campo del concertismo classico, con
l’intenzione di presentare un repertorio che utilizzi un linguaggio
musicale più moderno, e che valorizzi soprattutto l’arte
dell’improvvisazione.
Il duo propone perciò musiche di vari periodi, che, integrando il
repertorio classico per chitarra, spaziano dallo swing al repertorio
latino, passando attraverso esecuzioni di bossanova brasiliani (Jobim,
Bonfà), brani spagnoli di Paco de Lucia, dei Gipsy King e di Carlos
Santana.
· DON CHI...? DON CHISCIOTTE di Cervantes con Antonio Piovanelli
regia Marco Carniti
Un solo attore in scena ripercorre le tappe salienti del “Don Chisciotte”
per raccontare il personaggio e la sua storia.
Ma “Don Chi…? Don Chisciotte” è soprattutto metafora per un racconto che
procede nel caotico e nel rocambolesco dove la parola delinea una
drammaturgia grottesca che affannosamente – come in fondo ognuno di noi
fa – rincorre false illusioni.
· EDIPO A SPINACETO di Luca Archibugi Con Alberto Di Stasio, Almerica
Schiavo regia Alessandro Berdini
Dove dovrebbe abitare il mito? In un luogo senza tempo. Invece, proviamo
a dargli una casa, in un luogo determinato, per esempio Spinaceto. Edipo
ha un’età precisa, ha tutti gli acciacchi e le debolezze dell’uomo
comune. La cecità è diventata buffa, degradante; la tragedia notturna,
ombrosa, senza più alcun suono che provenga dagli eroi. Si pone
incessantemente una domanda: perché Edipo, che il testo in cui tutto
ritorna, in cui – per noi – tutto incomincia, è già il racconto (che –
etimologicamente – significa mito) di una gigantesca anomalia,
l’incesto? Non sarà perché tutto, proprio tutto, non può essere iniziato
che di lì? Edipo vuole una vita normale, Giocasta invece non invecchia,
è fedele alla propria storia e al personaggio. Lei muore e risorge
infinite volte. Il figlio, ormai avanti negli anni, ha bisogno di vivere
la propria vita, accompagnato dalla giovane madre, ferma al momento
della seduzione, una donna “fuori dalla realtà”, e da una Sfinge bella,
dispettosa e ignorante, che li condanna a ripetere all’infinito la loro
tragedia. Che cos’è che gli dei invidiano agli uomini? Perché i mortali
sono loro necessari?
· I DIGIUNI DI CATARINA DA SIENA scritto e diretto da Dacia Maraini
con Barbara Amodio, Giuseppe Moretti
Il testo racconta l’ultimo periodo della vita di Santa Catarina, quando
era già famosissima e molto ricercata dai potenti di tutto il mondo, che
le scrivevano chiedendo consigli e benedizioni. Catarina rispondeva a
tutti con spirito combattivo e sapienza religiosa. L’attenzione si
appunta sul rapporto castissimo, tenero e amichevole tra la giovane
asceta e il suo devoto scrivano, il frate Neri. Il solo punto di
contrasto fra i due sta nel fatto che Catarina crede nel digiuno come
pratica di purificazione del corpo e Neri invece ama mangiare. Il testo
racconta questo contrasto, i dialoghi di Catarina con Cristo e il
tentativo continuo di Neri di tenere lontana la folla dei fanatici dalla
donna che stima e ama. Catarina finirà per morire di fame sotto gli
occhi addolorati di Neri. Nell’insieme si tratta di un ritratto laico,
carico di rispetto e affettuosità, della giovane santa toscana e del suo
goloso scrivano.
· IO ... E LE DONNE di Rosaria De Cicco e Vincenzo Coppola diretto e
interpretato da Rosaria De Cicco
Un’attrice drammatica è ossessionata dal fatto che oggigiorno se un
attore vuole avere successo deve per forza far ridere. Dopo vari
tentativi disastrosi, si rende conto che le uniche esperienze comiche
della sua vita sono i suoi terrificanti rapporti con gli uomini.
Esperienze comuni a molte donne sulle quali, alla fine,conviene riderci
su, sfidando quei comici che di questo argomento hanno fatto il loro
cavallo di battaglia.
· IL BOLERO – FAVOLE MUSICALI RITMI E DANZE con Monaldo Braconi
(pianoforte), Mirko Roverelli (pianoforte) Giorgio Angelini
(percussioni), Alessandro Fabrizi (percussioni), Riccardo Angelini
(percussioni), Carlo Di Blasi (percussioni).
In questo programma prevale sicuramente la curiosità di ascoltare il
Bolero di Ravel con gli strumenti etnici del gruppo con trascrizione
pianistica dello stesso Ravel. Utilizzando colori, timbri e ritmi delle
percussioni, sostenute dal duo pianistico quale base orchestrale.
Vengono così proposti splendidi capolavori di grandi compositori in
luoghi e spazi non praticabili da grand’orchestra sinfonica. Tale
formazione, per qualità e originalità, ha immediatamente riscontrato
vivissimo successo di critica e pubblico, ed è stata chiamata ad
eseguire prime assolute di brani appositamente scritti da grandi
compositori.
· IL SEGRETO DI VIA MECENATE scritto e diretto da Giancarlo
Loffarelli
Commedia che attraversa la storia italiana del secondo dopoguerra, dalla
Resistenza alle soglie del nuovo Millennio, attraverso storie personali
che celano un segreto tenuto nascosto per più di cinquant’anni e svelato
solo dopo la morte dei protagonisti. I personaggi vengono seguiti nella
loro evoluzione da quando, appena ventenni, partecipano alla drammatica
ma coinvolgente esperienza della Resistenza, fino alla vecchiaia in cui,
cadute le speranze di un tempo, restano soltanto i vincoli fortificati
da una tormentata esistenza. Anche nella rappresentazione dei momenti
più difficili, prevalgono i toni agrodolci di una commedia che tenta di
non separare l’attimo del sorriso da quello della commozione.
· L’ASINO ALBINO di e con Andrea Cosentino
Vestito di bianco come il presentatore di un music-hall circense, su
un’arena-isola cosparsa di cappelli, bambolotti di gomma, occhiali da
sole, spray e altri accessori vacanzieri, Andrea Cosentino si moltiplica
in tutti i personaggi della gita. Li pedina, entra ed esce dalle loro
conversazioni e dai loro pensieri con la leggerezza e la padronanza di
un burattinaio che muove a vista le sue creature. Mentre il filo
dilagante della trama slitta dalla macchietta ai numeri da cabaret
metafisico. Fino ad approdare in un amarissimo Paese dei Balocchi. L’eco
delle risate si confonde con il raglio di dolore finale del pinocchiesco
Asino Albino crocifisso da un controluce.
· LA CIRCOSTANZA DEL TRAMONTO (Istant Song) concerto di Cristiano
Gullotta (pianoforte)
Concerto di brani originali che affiora dall’idea di un repertorio
pianistico che spazi dal “classico” alla colonna sonora, dove Debussy e
Sakamoto si possano fondere in un unico suono in cui i brani non abbiano
pause o interruzioni l’uno con l’altro.
· LE SEDIE di Eugène Ionesco con Gianluca delle Fontane, Gabriella
Tambone, Giovanni Andriuoli regia Gianni Leonetti
Al centro di LE SEDIE Ionesco pone il discorso della comunicazione di
cui lui stesso disse “la comunicazione è difficile, ma non ho mai
pensato che fosse impossibile, altrimenti non avrei scritto nulla!”.
Protagonisti della scena – se così si può dire – una coppia di anziani
in preda ad una strana necessità: affidare il loro messaggio prima di
morire ad un Oratore. Per questo ricevono un gran numero di persone.
Ospiti accolti in modo cerimonioso, ma che, come unica traccia, lasciano
le sedie. Queste si accumulano e collaborano all’effetto comico che
presto si trasforma in un desolante disagio destinato ad esplodere nel
coup de théatre finale.
· MA CHI SEI, CACINI?...COSI’ E’ LA VITA di Fabrizio Giannini con
Fabrizio Giannini, Sandro Scapicchio, Alessia Cristiani, Marco
Turriziani (contrabbasso)
Si rievocano l’avanspettacolo, le caratterizzazioni romane nei confronti
dell’altro sesso, i monologhi di pungente comicità, mai volgare. E poi
canzoni tradizionali (Lella, Tanto pe canta) rivisitate e attualizzate;
storie di Petrolini e Rascel; serenate dolci e ironiche.
Chi sei, Cacini?, tipica espressione romana, fa riferimento al bullo
Gustavo Cacini, indicato scherzosamente come il successore italiano in
America di Primo Carnera; si esibì in molti teatri della Capitale e
concludeva le sue smargiassate dicendo: "L'ho prese sì ma quante gliene
ho date !".
· NEL CAMERINO DI PETROLINI da Ettore Petrolini con Isabela Andreini,
Guglielmo Ferraiola regia Guglielmo Ferraiola
Questo spettacolo non è solo un omaggio al più grande comico del
novecento, ma anche il riconoscimento pieno di un Autore che ha un posto
di primo piano nella drammaturgia e nella cultura italiana del secolo,
accanto a coloro che l’hanno rinnovata dalle fondamenta, dandole un
ruolo anche a livello europeo.
· PAGANINI E DINTORNI con Philipp Sutton (violino), Stefano Magliaro
(chitarre dell’ottocento) musiche di Gragnani, Giuliani, Molino,
Paganini
Il confronto ravvicinato tra gli autori ed i brani in programma permette
di meglio comprendere l’atmosfera caratteristica del periodo classico.
L’esecuzione, realizzata con strumenti d’epoca, esalta ulteriormente i
contenuti musicali delle opere in programma e valorizza la gradevole
cantabilità che caratterizza il gusto salottiero della musica del primo
Ottocento.
· TANGO –TINGEL di Gloria Sapio e Maurizio Repetto con Gloria Sapio,
Maurizio Repetto, Silvestro Pontani al pianoforte
“Tingeltangel” - titolo della più celebre tra le scene scritte da
Valentin, alla quale il nostro spettacolo affettuosamente si ispira -
erano chiamati i locali bavaresi, mitici luoghi fumosi, odorosi di
birra, dove Valentin si esibiva per un pubblico di piccolo borghesi, gli
stessi che gli fornivano materiale per i suoi skechtes.
Da qui l’idea di trasferire la comicità di Valentin in una situazione
analoga ma nostrana e sicuramente – nonostante una certa aria retrò –
più contemporanea: una balera di periferia, quasi una parodia di un
night, dove, tra pianisti di piano bar, animatori di serata, imitatori,
cantanti, barzellettieri e improbabili ballerini, si torna a consumare
l’eterno rito della “fossa dei leoni”, del tirare a campare.
E nella messa in scena di questo show sciagurato, in cui niente, ma
proprio niente, funziona e tra la girandola dei personaggi, tutti
mediamente disperati ed incapaci, che lo compongono, confidiamo di
incontrare nuovamente lo spirito arguto, asciutto, paradossale e
disperatamente poetico di Karl Valentin.
· TRE DONNE poemetto per tre voci di Sylvia Plath con Valentina Chico,
Monica Samassa, Giulia B. Weber regia Pierpaolo Sepe
Poemetto radiofonico per tre voci, scritto dalla poetessa americana nel
1962.
Denso di spunti sociali e psicologici, fissa l’esperienza tutta
femminile della maternità, vissuta attraverso la triplice prospettiva
dei tre caratteri principali, la “moglie”, la “segretaria” e la
“ragazza”: tre donne senza nome, quasi a negare loro il diritto ad
un’identità, per caratterizzarle esclusivamente in rapporto al loro
ruolo sociale.
Se la fecondità appagata della prima si rispecchia in metafore ispirate
al mondo della natura, nel suo luminoso rigoglio, la sterilità della
seconda sembra irrigidirsi negli scenari freddi e spogli di una civiltà
meccanizzata, inevitabilmente avviata su un sentiero di morte, mentre il
rifiuto di una maternità inopportuna da parte della terza donna si
traduce in un senso di angosciosa rinuncia di una vita che porta via con
sé la serenità e la spensieratezza degli anni giovanili.
· UN GIORNO DOPO L’ALTRO... interpretato e diretto da Amedeo Di
Sora con Vincenza Distefano (viola), Francesco Carlesi (pianoforte),
Stefano Spallotta (chitarra)
Lo spettacolo è la rilettura di vecchie canzoni d’autore francesi ed
italiane (da Trenet, Vian, Brassens, Brel, Ferré a Bindi, Paoli, De
Andrè, Tenco, Lauzi, Ciampi). Si è voluto, inoltre, coniugare i testi
delle canzoni con i versi di poeti come Prévert, Lorca, Pavese, che
quella generazione ha letto e amato.
Un recital concerto con cui si può tornare a gustare arie, motivi, idee,
passioni, sogni, realtà, atmosfere che non esistono più.
· UN PESCIOLINO di Pier Paolo Pasolini con Annamaria Loliva, Davide
Quatraro regia Nuccio Siano
E’ un atto unico scritto da Pasolini nel 1957. Siamo negli anni di
“Ragazzi di vita”, di “Una vita violenta”, di “Le ceneri di Gramsci”.
Siamo insomma nel pieno della sua affermazione, del suo impatto creativo
con Roma, con le sue grandi questioni ideologiche e le conseguenti
accese polemiche con gli intellettuali comunisti. Ebbene in UN
PESCIOLINO non c’è traccia di tutto ciò. Non sembra scritto da lui, non
ha nulla di pasoliniano, non si sente ne passione, ne ideologia.
Una donna in riva a un fiume pesca, e parla, e pensa. La situazione
sembra normale. Ma è normale che una donna vada a pesca nel 1957? E,
soprattutto, è normale parlare con i pesci? La verità di questo testo
tanto semplice e apparentemente realistico ha un impianto da “teatro
dell’assurdo”. Si avvertono echi del teatro di Beckett e di Ionesco.
In realtà non c’è nessun riferimento diretto ma questo monologo
interiore si pone come del tutto esteriore. L’insensata vita della
svampita che pesca è tutta lì, e nella sua assurdità riassorbe ogni
profondità inconscia alla superficie dei pensieri di una normale
signorina che pesca, sperando di pescare dal fiume della vita qualcosa
che abbia senso.
· VOCE ‘E NOTTE con Nuccio Siano (voce e chitarra) e Luigi Sabino
(chitarra solista)
In una lettura essenziale e appassionata, con inediti arrangiamenti per
voce e chitarre, delle grandi melodie del settecento, ottocento e del
novecento napoletano, al fianco di un repertorio brillante con brani
tratti dal Cafè Chantant, Voce ‘e notte ha confermato in una fortunata
tournèe internazionale (Monaco, Bruxelles, Marsiglia, Budapest, Beirut,
Tripoli, Melbourne, Brisbane e New York) un autentico successo di
pubblico e critica.
Ciò che rende singolare questo spettacolo è certamente l’estrazione
teatrale degli interpreti che si traduce in freschezza espressiva unita
ad uno stile raffinato.
Voce ‘e notte riprende la canzone classica napoletana sull’insegnamento
di due grandi interpreti come Roberto Murolo e Sergio Bruni.
· FANTASIE di A.A.V.V. con Maurizio Bellardini, Alessandro Conte,
Luca Mauceri, Sara Paone, Francesca Reina regia Luca Mauceri
Lo spazio è riempito con l’utilizzo di giocoleria, burattini, maschere e
musica dal vivo. Tre grossi scatoloni sono portati in scena da un buffo
personaggio; inspiegabilmente cominciano a muoversi mettendo a dura
prova la pazienza dell’omino. Cosa ci sarà dentro? Pupazzi umani, attori
che raccontano una storia condita da un pizzico di magia e una giusta
interazione con i giovani spettatori. Un’attrice marionetta danza legata
a fili invisibili tentando di ribellarsi al suo marionettista. Il finale
vede un susseguirsi esilarante di burattini ormai impazziti che decidono
di recitare autonomamente e non rispondono più al capocomico. Per
fortuna interviene Pulcinella che, con l’aiuto di una mazza, mette a
posto tutto.
· IL BOSCO DEGLI SPIRITI di Andrea Maurizi con Elisa Maurizi, Andrea
Maurizi, Manuela Fioravanti regia Elisa Maurizi
"Avevo sette anni, prima di capire il significato di male e di bene".
Inizia così il viaggio del protagonista che, costretto dalla guerra a
fuggire dalla sua casa e ad abbandonare la sua famiglia, vagherà per 27
anni nel bosco dove "nessuna creatura umana superiore era mai entrata".
Un viaggio attraverso le leggende del continente africano, un bosco,
dove ogni città degli Spiriti attraversata, rappresenta una tappa
obbligata dell’animo umano. Dopo una serie di incontri con buffi e
strani personaggi, il nostro eroe incontrerà se stesso. "Così a tempo
debito voi sentirete queste notizie: Ecco che cosa ha fatto l'odio".
· PICCOLO PRINCIPE da Antoine de Saint Exupéry con Julia Borretti,
Titta Ceccano musica dal vivo Laura Fabriani
La delicata favola d’ambientazione esotica di Saint Exupéry diviene una
sorta di percorso di formazione che alla fine lascia tutti, attori e
pubblico, un po’ più ricchi.
Chi è infatti il piccolo principe, il bambino che all’improvviso nel
deserto si presenta al narratore-aviatore costringendolo a rivedere le
priorità del sua agire, se non l’altra parte di Saint Exupéry, e, per
esteso, l’altra parte di noi tutti. Quella della nostra infanzia che, se
non siamo bravi e fortunati, rischiamo di dimenticare. |