ANTIGONR_SITO
Sezze – Auditorium Mario Costa

Sabato 20 febbraio 2016 | ore 21:00
ANTIGONE PÌETAS
Compagnia Ilaria Drago

scenari contemporanei

INFO

CREDITI

compagnia Ilaria Drago
scritto e diretto da Ilaria Drago
musiche, ambienti sonori Marco Guidi
opera scenica di Mikulàš Rachlik
luci Marco Guidi
con Ilaria Drago

 SINOSSI
Antigone è la voce di chi non ha voce, è la pìetas che s’inginocchia ad accogliere ogni essere  vivente come fratello e sorella, ad accogliere i barconi scrostati degli ultimi che arrivano a chiedere pane. Antigone da murata viva, dal chiuso del suo corpo buio, svela a sé e agli altri la forza di una possibile resurrezione che avviene soltanto attraverso il nudo di una rivoluzione personale. È dal buio in cui si trova Antigone, dalla grotta dov’è stata rinchiusa, che ha inizio il lavoro della Compagnia Ilaria Drago. Lo spettacolo ci mostra Ilaria/Antigone all’interno di uno spazio-grotta, macerie metalliche di una città perduta, carcassa di sé dove lo spettatore si ritrova a condividere lo stato di paura viscerale di un sepolto vivo. Nell’antro buio Antigone prende coscienza della natura di quel gesto estratto da se stessa e lo fa divenire radice profonda su cui fare crescere la sua rivoluzione: “un coraggio d’amore, ora lo so, è con questo che ho sepolto Polinice!” Nell’architettura scenica realizzata da Mikulàš Rachlìk, immersa nelle musiche e nelle sonorizzazioni di Marco Guidi, Ilaria Drago si muove nel buio esistenziale di Antigone, assumendo su di sé il corpo di lei e il suo esperire, con fiducia “solo in quella luce che s’accende dove maggiore è l’oscurità, facendo di essa un cuore”. Antigone sfida il potere di Creonte, mostrando se stessa e la sua forza nuda, la sua sacralità di donna e di essere vivente, un essere che non si arrende e che non lascia nessuno indietro “te lo prometto Polinice, farò qualcosa di me, qualcosa di buono!”, e a farla navigare fuori dal buio uno scheletro di nave che costruirà da quelle macerie ferrigne che l’avevano accolta quand’era scivolata giù “nell’inferno che non è neppure ancora fatto di morti, ma solo d’ombre di ombre.”