28 BATTITI

scritto e diretto da Roberto Scarpetti
con Giuseppe Sartori
video Luca Brinchi e Daniele Spanò
movimenti Marco Angelilli
live video Maria Elena Fusacchia
assistente alla regia Elisabetta Carosio
foto di scena Achille Le Pera

produzione Teatro di Roma- Teatro Nazionale

Il corpo è un’ossessione. Attraverso il corpo passano le nostre aspirazioni, i nostri sogni. Il successo e l’insuccesso. Ma cosa succede quando il corpo diventa solo un mezzo? Quanto siamo abituati a pensare che si possa intervenire sul proprio corpo? Qual è il limite da non oltrepassare per rimanere veramente noi stessi? Nello sport questo limite si chiama doping. Per un atleta il doping è la nuova frontiera dell’ossessione per il corpo. Frontiera spostata sempre più in là dalle pressioni, dalle gare da vincere. Dalla ricerca del successo. Come un chilometro in più da percorrere, un centimetro in più da saltare, una salita in più da affrontare.
Il doping porta l’atleta alla distruzione del proprio corpo, della propria carriera, di tutto ciò che ha costruito. In 28 battiti è, però, attraverso la scelta di doparsi che passa la rinascita dell’atleta. È con questa scelta che trova la forza necessaria per liberarsi di tutto, di ciò che non ha mai voluto, delle pressioni della società, dello stress.
Per lui il doping diventa l’annullamento totale del fisico, annullamento che però lo libera dall’ossessione per il proprio corpo. Attraverso i suoi errori, l’atleta riesce a ridefinire se stesso, la sua vocazione, il suo vero talento: quello di entrare in contatto con un nuovo modo di vivere lo sport che lo rende libero e non più schiavo dei risultati, delle aspettative, delle vittorie. Delle medaglie.